La visita di Viktor Orbán al Cremlino e il licenziamento di Andriy Yermak, l'uomo più potente dopo Zelensky, hanno scosso l'Europa in una sola giornata. Due mosse solo in apparenza slegate, ma che raccontano meglio di qualunque analisi la fragilità dell'equilibrio geopolitico che avvolge la guerra in Ucraina.
Sembrava un viaggio di routine, e invece Orbán è atterrato a Mosca come chi vuole dettare l'agenda, non inseguirla. «Sono qui per assicurarmi che l'approvvigionamento energetico dell'Ungheria sia garantito per l'inverno e per l'anno successivo a un prezzo accessibile», ha rivendicato. Ma dietro il gas c'era molto altro: la riapertura del dossier più scomodo per l'Europa, quello del rapporto privilegiato tra Budapest e il Cremlino.
Da quando è tornato al potere nel 2010, Orbán ha incontrato Putin quindici volte, quattro delle quali dopo l'invasione dell'Ucraina. Al Cremlino, Putin lo ha accolto lodando la «posizione equilibrata» dell'Ungheria sulla guerra. E ha lasciato trapelare che il suo prossimo incontro con Trump potrebbe tenersi proprio a Budapest: un segnale non marginale. Il colloquio si è svolto in un clima blindato, presenti Lavrov, Ushakov e il vicepremier Novak, e senza stampa. Un summit lontano dai microfoni che, paradossalmente, accende un dibattito feroce in Europa. Il cancelliere tedesco Merz ha ricordato che Orbán «viaggia senza un mandato europeo e senza consultarci».
Sul tavolo non c'erano solo i rapporti bilaterali. In sottofondo pesano le manovre di Washington: secondo indiscrezioni, l'amministrazione Usa sarebbe pronta a riconoscere la Crimea e i territori occupati come parte della Federazione Russa per convincere Mosca a un accordo che chiuda la guerra. È con questa proposta che Trump ha inviato a Mosca il suo emissario Witkoff.
Ma il vero boato arriva da Kiev.
Il capo dell'Ufficio del Presidente, Andriy Yermak, l'eminenza grigia del potere, l'uomo che da anni tiene le fila della diplomazia ucraina, è
stato silurato. Gli investigatori anticorruzione hanno perquisito la sua abitazione nell'indagine su presunte tangenti da 100 milioni di dollari legate a Energoatom. Nel dossier spunta anche il nome di un ex socio d'affari di Zelensky, Timur Mindich. Yermak ha ribadito la volontà di collaborare. Ma il presidente ucraino ha chiesto e ottenuto la sua testa per evitare strumentalizzazioni. Il Cremlino scommette che lo scandalo peserà sulle trattative tra Kiev e gli Stati Uniti.
Intanto un nuovo tassello emerge nella vicenda del sabotaggio Nord Stream: in Germania è stato arrestato un ucraino di 49 anni, sospettato di aver partecipato al
blitz del 2022. E Bruxelles registra un'altra frattura interna: secondo Politico, il Belgio starebbe bloccando il piano per trasferire all'Ucraina i beni russi congelati, preferendo trattenerli e incassarne gli interessi.