Politica estera

I "Russian Afrika Korps" e l'insidia per l'Europa: ecco gli obiettivi della nuova Wagner

La Wagner non è morta con Prigozhin anzi, continua ad operare in Africa dove la penetrazione russa dura sin dai tempi dell'Unione Sovietica. Ecco a cosa punta

I "Russian Afrika Korps" e l'insidia per l'Europa: ecco i veri obiettivi la nuova Wagner

I contractor russi continuano le operazione di penetrazione militare e politica della Federazione in Africa, all’ombra del generale interesse di opinione pubblica e media internazionali per le sorti di Kiev, quanto mai in bilico, e per il conflitto arabo-israeliano.

La “Spectre” di Putin

La scomparsa di Prighozin in un incidente aereo nell’agosto scorso, seguita all’atto di insubordinazione della Private Military Company (PMC) Wagner, ha fatto sì che l’interesse dell’opinione pubblica sui “mercenari di Putin” si dissolvesse nel giro di pochi giorni. A memoria d’uomo, infatti, nel primo anno e mezzo dell’ “operazione speciale” in Ucraina la Wagner aveva assunto un ruolo paragonabile, nella finzione, alla Spectre: era ovunque, pericolosa e pronta a colpire l’Ucraina e l’Occidente. Poi, scomparsa dai radar dell’informazione internazionale.

Interessava solo al fronte

L’endemica scarsità di informazioni dal settore russo del fronte ed una informazione non sempre chiara dal lato ucraino, hanno permesso alla Wagner di assurgere al ruolo di unità militare capace di decidere i destini del conflitto nel Donbass. Non solo, la presenza in contemporanea su più fronti di combattimento, ha generato l’impressione che le poche migliaia di uomini di cui disponesse (non oltre le 50 mila unità) la rendesse un nemico tentacolare, in grado di garantire la sua presenza in ogni angolo dell’Ucraina e del resto del mondo.

Il caso forse più emblematico è l’appoggio garantito al governo secessionista sud-sudanese nel corso della guerra scoppiata con Karthoum il 15 aprile 2023. In realtà, la penetrazione russa in Africa è iniziata molto prima e si ramificata in diverse nazioni africane.

L’ombra del Cremlino in Africa

I rapporti commerciali, militari e politici fra Mosca e alcune nazioni africane risalgono ai tempi dell' Urss. Oggi, Algeria, Egitto, Sudan e Repubblica centrafricana sono i paesi più vicini al Cremlino ed i principali mercati d’armi russe in Africa. Nel 2023 gli interessi economici russi lambivano anche Mozambico, Mali e Sudan.

Una presenza non “casuale”: stando ai dati forniti dalla Farnesina, nel 2011 il Sudan produceva circa 7 miliardi di barili di greggio all’anno, con l’80% dei pozzi concentrato proprio nel sud secessionista sostenuto dalla Russia. Lo stato africano è altresì ricco di oro e ha, attraverso Port Sudan, una finestra aperta sul Mar Rosso. Anche il Mozambico è ricco di petrolio e di oro nonché bagnato dall’oceano Indiano. Il che rappresenta per la Russia una base strategica su un settore del mondo dove Stati Uniti e Gran Bretagna mantengono da decenni la loro supremazia.

I ricchissimi giacimenti di uranio ed il ritiro francese hanno spinto i russi ad investire anche sul Mali, garantendo supporto ad un paese che, malgrado le preziose riserve naturali, non riesce a far decollare l’economia, causa la profonda instabilità interna e la minaccia di gruppi terroristici. L’Algeria e l’Egitto sono infine alleati storici della Russia. Anche qui, troviamo petrolio e gas naturale nonché uno sbocco aperto sul Mediterraneo centrale ed occidentale. Un campo d’azione talmente vasto da aver spinto la stampa occidentale a coniare il termine “Russian Afrika Korps”.

Armi e diplomazia economica

Il 13 febbraio scorso, il parlamento europeo ha stilato un documento circa la presenza russa in Africa, Russia in Africa: an atlas secondo il quale Mosca può contare su accordi di cooperazione militare stipulati in 43 paesi del Continente nero, di cui 20 relativi alla cooperazione nucleare. Non solo: il Cremlino è presente sui principali mercati minerari africani attraverso società legate al Gruppo Wagner, società che ottengono concessioni dai governi locali.

Ironicamente parlando, forse in questo il Gruppo Wagner può somigliare alla Spectre: una realtà operativa in termini sia militari sia economici e diplomatici che si dipana in un continente, l’Africa, le cui nazioni si muovono in precario equilibrio fra l’aspirazione di sfruttare le risorse naturali di cui dispongono per il benessere del proprio popolo ed una profonda instabilità interna influenzata (in passato ma anche nel presente) da paesi stranieri. Ciò che spinge i governi africani a rivolgersi ai russi e ai cinesi sono gli armamenti ed il know how per lo sviluppo industriale.

Terzomondismo e risorse minerarie

Gli storici rapporti diplomatici con l’Unione Sovietica “rassicurano” le relazioni intessute nel presente. Primo step il fatto che nè Urss né Federazione Russia, tantomento Cina hanno mai avuto colonie in Africa; il secondo step che i sovietici hanno sostenuto le guerriglie indipendentiste nel corso dei conflitti coloniali della seconda metà del XX Secolo. C’è poi l’orientamento Terzo Mondista di Mosca e di Pechino e l’immagine di alternativa all’occidente che avvicina i governi africani a russi ed asiatici.

E’ davvero così? Malgrado il “terzomondismo” appartenga alla cultura sovietica prima e russa poi, come sopra enunciato sopravvivono interessi economici per lo sfruttamento delle risorse africane. La decennale guerra combattuta dalla Francia in Mali aveva sì lo scopo di stabilizzare il paese, senza dimenticare però le grandi riserve di uranio nel nord maliano e che fa gola ad una Russia in cerca di nuovi canali d’approvvigionamento dopo le sanzioni. Anzi, più che in cerca, è plausibile che quei canali fossero già attivi e rodati all’inizio dell’ “operazione” speciale.

Ecco spiegato il ruolo delle compagnie militari private, Wagner in testa: tutelare gli interessi del Cremlino in Africa con la parola e con la spada. Ed il fatto che della Wagner e delle altre compagnie di contractors si parli ormai poco o nulla è un bene: gli occhi del mondo sono puntanti su Kiev, Gaza e Teheran, adombrando le sorti di un continente nel quale il peso dell’Europa e degli Stati Uniti si riduce giorno dopo giorno, a vantaggio dell’Orso russo e della Tigre asiatica.

Quanto all’Afrika Korps, i media internazionale dovrebbero cercare un appellativo diverso, sia per il pesante contributo

russo alla vittoria nella seconda guerra mondiale con oltre 20 milioni di morti, sia perché la Deutsche Afrika Korps è una delle poche grandi unità germaniche a non essersi macchiata di crimini contro l’umanità.

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