Cosa sta succedendo in Europa? L’arresto di un colonnello dell’Aeronautica militare greca con l’accusa di aver passato informazioni classificate alla Cina ha acceso un faro inquietante sulla sicurezza nel continente e sulle vulnerabilità interne alla Nato. Il caso citato, emerso ad Atene nei primi giorni di febbraio, non è un episodio isolato ma il sintomo di una pressione crescente esercitata dall’intelligence di Pechino sui sistemi militari e tecnologici occidentali. L’ufficiale, 54 anni, specialista in telecomunicazioni ed elettronica, operava in un’unità di addestramento con accesso a materiali sensibili non solo per la Grecia ma anche per l’Alleanza Atlantica. Secondo le autorità, avrebbe trasmesso dati riservati per anni, in cambio di compensi consistenti, sfruttando canali criptati e dispositivi non dichiarati: un danno potenzialmente grave, che solleva interrogativi sulla capacità degli Stati membri di prevenire infiltrazioni e tradimenti dall’interno.
Il caso spionaggio che ha scosso la Grecia
Le indagini greche, avviate dopo una segnalazione di un alleato occidentale e condotte dai servizi di intelligence in coordinamento con quelli militari, descrivono un quadro dettagliato di spionaggio strutturato. L’ufficiale sarebbe stato reclutato durante un viaggio in Cina mai comunicato ai superiori e avrebbe mantenuto contatti regolari con un referente basato a Pechino, inviando materiale classificato anche mentre era in servizio attivo. Al momento dell’arresto, stava per trasmettere un nuovo pacchetto di informazioni.
Secondo quanto riportato da Reuters, la vicenda dimostrerebbe come l’interesse cinese sia rivolto in particolare a progetti Nato, nuove tecnologie militari e sistemi di comunicazione. Le stesse fonti ricordano che casi simili sono emersi quasi in contemporanea in Francia, dove le autorità hanno smantellato un presunto sistema di intercettazione satellitare collegato a cittadini cinesi, rafforzando il timore di reti più ampie e coordinate sul territorio europeo.
Raccolta di informazioni sensibili
Questi episodi segnano un cambio di passo nella percezione della minaccia nemica: non più solo cyberattacchi o spionaggio industriale, ma un’azione diretta e mirata sulle strutture militari dell’Alleanza. La coincidenza temporale tra Grecia e Francia suggerisce una strategia di raccolta sistematica di informazioni su difesa, spazio e comunicazioni, settori chiave per l’equilibrio geopolitico globale.
In Europa cresce la consapevolezza che la competizione con la Cina si giochi anche sul terreno invisibile dell’intelligence, dove la linea tra cooperazione economica e rivalità strategica è sempre più sottile. Per la Nato, il rischio non è solo la fuga di segreti, ma l’erosione della fiducia reciproca tra alleati e la necessità di rafforzare controlli, verifiche e controspionaggio. Il caso greco diventa così un monito sinistro, che si aggiunge a quanto accaduto poche settimane fa in Repubblica Ceca.
In quel caso un cittadino cinese è stato arrestato con l’accusa di spionaggio.
L’uomo, attivo a Praga con un profilo apparentemente innocuo, non operava nell’ombra dei servizi segreti tradizionali, ma alla luce del sole: accreditato come giornalista, con contatti regolari nel mondo politico e istituzionale. Secondo le autorità ceche, dietro il tesserino stampa si nascondeva tuttavia un’attività di raccolta sistematica di informazioni per conto di Pechino.