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Strage di innocenti. "Oltre 2mila morti". Uno sparo alla nuca: così è morta Rubina

La protesta non si placa. L'ira del regime. Più di 10mila arresti. La ragazza-simbolo

Strage di innocenti. "Oltre 2mila morti". Uno sparo alla nuca: così è morta Rubina
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Rubina Aminian è diventata il volto-simbolo delle vittime della repressione in Iran. Il suo corpo è stato ritrovato tra centinaia di cadaveri. Ventitré anni, curda iraniana, studentessa di moda a Teheran, è stata uccisa nella notte dell'8 gennaio: colpita da distanza ravvicinata alle spalle, il proiettile ha raggiunto la testa e quell'attimo le è stato fatale. Rubina desiderava la libertà, vivere una vita normale. Come lei, migliaia di manifestanti hanno continuato a scendere in piazza in Iran, sfidando la crescente repressione delle autorità contro il potente movimento di protesta. Il blocco di Internet imposto dal regime liberticida ha in gran parte isolato i manifestanti dal resto del mondo, ma i video trapelati dal Paese hanno mostrato migliaia di persone marciare a Teheran anche durante la notte. Oltre 570 proteste si sono svolte in tutte le 31 province dell'Iran. «Stiamo lottando per una rivoluzione, ma abbiamo bisogno di aiuto. I cecchini sono stati posizionati dietro l'area di Tajrish Arg, un quartiere benestante di Teheran», racconta un manifestante con messaggi di testo inviati tramite Starlink. E poi aggiunge: «Abbiamo visto centinaia di corpi». Video verificati dalla Cnn, dalla provincia di Teheran, mostrano una folla di persone al Kahrizak Forensic Medical Center mentre cercano di identificare i propri cari tra centinaia di cadaveri, davanti a un monitor che mostra le foto dei defunti, fino a 250 corpi. Finora oltre 2mila persone sono state uccise nelle violenze, secondo la fondazione della Nobel iraniana Narges Mohammadi. E più di 10mila arrestate, riferisce l'agenzia Hrana, con base negli Usa.

La premio Nobel per la pace iraniana Shirin Ebadi ha avvertito: «Le forze di sicurezza potrebbero prepararsi a commettere un massacro sotto la copertura di un blackout delle comunicazioni». Parisa, 35 anni di Teheran, invece, spiega: «Tutti sono spaventati, ansiosi, prevedono un aumento della violenza. Ma tutti continuano a uscire per protestare». In piazza Heravi a Teheran, migliaia di persone sono scese per le strade, battendo le mani e scandendo slogan contro Khamenei. «Non si vede l'inizio e la fine della folla», ha urlato un manifestante. Una marea umana ha cantato «Libertà, libertà, libertà» in piazza Kaj. «La gente dice che non abbiamo più nulla da perdere», confessa Elyar Kamrani, direttore di Ant tv. Una giovane di Teheran racconta: «I miei sogni sono stati rubati, voglio che il regime sappia che abbiamo ancora una voce per gridare, un pugno per colpirli in faccia».

Maryam, 27 anni, anche lei della capitale, chiarisce: «Essere e rimanere uniti è più importante. È un'atmosfera diversa rispetto alle proteste per la libertà della donna del 2022, caratterizzate dal dolore per Mahsa Amini. Ora le persone sembrano più arrabbiate e determinate». Un'altra donna, dalla città di Ilam, racconta di un'irruzione in un supermercato legato al regime, dove hanno gettato via i prodotti in segno di disgusto per le autorità.

E ha rivelato di conoscere giovani provenienti da famiglie vicine agli ayatollah tra i manifestanti: «La mia amica e le sue tre sorelle, il cui padre è una figura ben nota nei servizi segreti, si stanno unendo alle proteste senza che il papà lo sappia. È un momento straordinario per l'Iran. Ma nessuno sa esattamente dove porterà».

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