Gli Stati Uniti assumeranno il controllo della Groenlandia, «in un modo o nell'altro». Donald Trump non sembra avere intenzione di abbandonare le mire sull'isola artica, e insiste sul voler impedire alla Russia o alla Cina di fare lo stesso, un'argomentazione che Pechino definisce solo «una scusa» per perseguire le sue ambizioni territoriali. Dopo le rinnovate minacce del presidente americano, la premier danese Mette Frederiksen avverte che lo scontro sulla Groenlandia si trova a un «momento cruciale» e il suo Paese è «a un bivio».
Le parole del tycoon hanno scosso le capitali dei membri della Nato e costretto l'Europa a valutare piani che potrebbero dimostrare l'impegno per la sicurezza nell'Artico. Il segretario generale dell'Alleanza Atlantica Mark Rutte sottolinea che l'Artico deve essere una priorità e che «dobbiamo lavorare insieme per garantire che rimanga sicuro». Trump, invece, in un'intervista al New York Times non esclude di dover scegliere tra l'annessione della Groenlandia e il mantenimento della Nato. «È una possibilità - spiega - La Russia non è affatto preoccupata dalla Nato se non per quanto riguarda noi. La Cina nemmeno. L'Europa sta diventando un luogo molto diverso, e devono darsi una regolata». Il governo dell'isola fa sapere che non può accettare in «alcun caso» la propria acquisizione da parte degli Stati Uniti, e al contempo lavorerà per sviluppare la difesa del suo territorio nell'ambito della Nato.
Intanto mercoledì il segretario di Stato americano Marco Rubio incontrerà il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen per un confronto sul dossier. Secondo l'inviato speciale degli Usa in Groenlandia Jeff Landry, la Danimarca ha «occupato» l'isola dopo la seconda guerra mondiale, riprendendone il controllo «violando i protocolli delle Nazioni Unite». Tuttavia potrebbero esserci spiragli per una soluzione negoziata, magari partendo da un poco conosciuto accordo risalente alla Guerra Fredda, in base al quale gli Stati Uniti godono già di un ampio accesso militare in Groenlandia. Attualmente Washington ha una base (quella spaziale di Pituffik) in un angolo molto remoto del territorio, ma l'intesa del 1951 tra Usa e Danimarca (aggiornata nel 2004 per includere la Groenlandia) consente loro di «costruire, installare, mantenere e gestire» basi militari in tutta l'isola, «ospitare personale e controllare atterraggi, decolli, ancoraggi, ormeggi, movimenti e operazioni di navi, aerei e imbarcazioni».
La proposta di Copenaghen potrebbe quindi essere quella di accettare la presenza di dieci americane, oltre a intensificare la cooperazione economica degli Stati Uniti con il territorio autonomo su terre rare e petrolio.