Donald Trump canta vittoria: i files su Jeffrey Epstein "non solo mi scagionano ma sono l'opposto di ciò che sperava la sinistra radicale". Ignorando che il suo nome appare più di 4.000 volte nei documenti e la lista di accuse non verificate nei suoi confronti stilata dall'Fbi (dallo stupro all'asta di bambine), il presidente ostenta sicurezza e prova a voltare pagina sul caso dell'ex finanziere morto suicida in carcere, che gli ha inimicato parte del mondo Maga. Ma prima di chiudere Trump intende perseguire Michael Wolff, nemico di vecchia data e autore di 'Fire and Fury', libro sul suo primo mandato che lo mandò su tutte le furie. I documenti di Epstein rivelano infatti che l'ex finanziere contattò Ken Starr, il procuratore dell'impeachment di Bill Clinton, e gli chiese di aiutare il suo amico Wolff a raccogliere informazioni compromettenti su Trump. "Wolff ha cospirato con Epstein per danneggiarmi. Probabilmente faremo causa a Wolff", ha annunciato il tycoon senza escludere la possibilità di avviare un'azione legale anche contro l'esecutore di Epstein. "Cospirava con Wolff, di sicuro non è un amico", ha aggiunto lanciando una frecciata a tutti coloro che da anni lo accusano di rapporti stretti con il pedofilo.
A fare quadrato intorno a Trump è lo speaker della Camera Mike Johnson: "non ho altre domande" sui rapporti fra il presidente e Epstein, ha detto in un'intervista a Nbc chiarendo che i documenti pubblicati spazzano via anche ogni minimo dubbio. "Ho parlato in più occasioni privatamente con Trump del caso. Come ha detto pubblicamente non ha mai avuto alcuna preoccupazione" sulle carte di Epstein, ha aggiunto. Johnson ha anche difeso l'operato del Dipartimento di Giustizia: "sta rispettando la legge", ha messo in evidenza respingendo le critiche piovute sulla ministra Pam Bondi e il suo numero dure Todd Blanche. In un'intervista a Cnn, proprio il viceministro della Giustizia è tornato a parlare dello scandalo, scartando l'idea che il dicastero possa presentare nuove accuse nel caso Epstein, che continua a travolgere personaggi di spicco. Fra questi il presidente delle olimpiadi di Los Angeles 2028 Casey Wasserman, costretto a scusarsi pubblicamente dopo che è emerso un compromettente scambio di email con Ghislaine Maxwell nel 2003, quando era sposato. Se Trump cerca di lasciarsi alle spalle il caso, la famiglia reale britannica continua invece a pagarne le conseguenze.
I nuovi files riaccendono un'attenzione imbarazzante sull'ex principe Andrea. Secondo indiscrezioni di Bbc, oltre a Virginia Giuffrè una seconda vittima di Epstein sarebbe stata inviata nel Regno Unito per avere rapporti sessuali con Andrea nel 2010. Per il primo ministro Keir Starmer, l'ex principe dovrebbe testimoniare negli Stati Uniti sui suoi rapporti con il pedofilo. Al Congresso dovrebbe andare - ha suggerito il ministro per l'Edilizia Abitativa britannico Steve Reed - anche l'ex ambasciatore britannico negli Usa Peter Mandelson, sui conti del quale sono stati depositati 75.000 dollari. L'onda lunga dello scandalo è arrivata fino nella repubblica slovacca causando le dimissioni di Miroslav Lajčák, consigliere del premier Robert Fico.
I documenti pubblicati hanno infatti rivelato uno scambio di messaggi dell'ottobre 2018, quando Lajčák era ministro degli Esteri slovacco, in cui parlava con toni leggeri con Epstein di donne e di un imminente incontro con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. A tremare è anche la casa reale norvegese: il nome della principessa ereditaria Mette-Marit è nei file e lei è stata costretta a presentare scuse pubbliche.