L'esercito messicano ha ucciso ieri il 59enne Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, noto come «El Mencho», capo del Cartello Jalisco Nueva Generación (Cjng), la più potente organizzazione criminale che da oltre un decennio contende al Cartello di Sinaloa il controllo del traffico di droga, non solo in Messico ma a livello globale. L'operazione si è svolta domenica mattina nel comune di Tapalpa, nello stato di Jalisco, storica roccaforte del Cjng. Le forze armate messicane, supportate da informazioni di intelligence statunitensi e da reparti speciali, hanno intercettato il boss, ferendolo gravemente durante un conflitto a fuoco nel quale sono stati uccisi anche altri sette membri del cartello. El Mencho è poi deceduto mentre veniva trasportato in ospedale.
Il ministero della Difesa messicano ha sottolineato che l'operazione è stata resa possibile anche grazie a informazioni fornite da Washington, un dettaglio politicamente rilevante in una fase in cui i temi della sicurezza e del traffico di droga in particolare del fentanyl dominano l'agenda dei rapporti tra Messico e Stati Uniti.
El Mencho era infatti uno dei criminali più ricercati al mondo: la Dea lo considerava tra i principali responsabili dell'esplosione del traffico di droghe sintetiche verso gli Stati Uniti, tanto che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti aveva messo sulla sua cattura una ricompensa di 15 milioni di dollari.
Fondatore e leader indiscusso del Cjng, Oseguera Cervantes era diventato il capo più potente del narcotraffico messicano dopo la cattura di Joaquín «El Chapo» Guzmán e di Ismael «El Mayo» Zambada, i fondatori del Cartello di Sinaloa. Nato nello stato di Michoacán in una famiglia di agricoltori, Oseguera iniziò la sua carriera criminale come semplice spacciatore fino a fondare nel 2009 il Cjng. Sotto la sua guida, l'organizzazione si è trasformata in uno dei gruppi criminali più ricchi e violenti dell'America Latina, responsabile di omicidi di massa, imboscate contro le forze di sicurezza, attacchi con droni esplosivi e aggressioni a infrastrutture civili.
La morte di El Mencho ha avuto conseguenze immediate sul territorio. In numerose città e strade dello stato di Jalisco comprese Guadalajara e Puerto Vallarta si sono registrati narcobloqueos, ossia strade bloccate con veicoli incendiati, oltre a scontri armati tra membri del cartello, forze dell'ordine e cittadini in preda al panico. Le autorità locali hanno dichiarato il «codice rosso», invitando la popolazione a rimanere in casa e sospendendo i servizi pubblici per motivi di sicurezza. Le reazioni non si sono limitate a Jalisco ed episodi di violenza, con blocchi stradali e sparatorie sono stati segnalati anche negli stati di Guanajuato, Tamaulipas e Nayarit, dove il Cjng mantiene una presenza consolidata. La portata simbolica dell'uccisione è enorme. El Mencho era infatti riuscito a scalare il vertice delle gerarchie criminali messicane, sfidando apertamente lo Stato e costruendo una rete capillare di controllo territoriale. La sua eliminazione rappresenta un successo simbolico ed operativo per il governo della presidente Claudia Sheinbaum, ma gli analisti avvertono che la sua caduta non segna la fine del Cjng.
Al contrario, potrebbe aprire una fase di transizione interna segnata da lotte di potere e da nuove esplosioni di violenza. La presidente invita a «rimanere uniti e mantere la calma». La Farnesina raccomanda di «evitare gli spostamenti non essenziali».