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"La violenza non trionferà. Gb-Usa uniti nella difesa della democrazia. L'Ucraina ha bisogno del nostro sostegno": il discorso di Re Carlo al Congresso

Re Carlo III condanna la violenza dopo la sparatoria di Washington e rilancia l’asse con gli Stati Uniti: tra ironia e riferimenti storici, il monarca richiama unità e stabilità in un contesto internazionale segnato da nuove tensioni

"La violenza non trionferà. Gb-Usa uniti nella difesa della democrazia. L'Ucraina ha bisogno del nostro sostegno": il discorso di Re Carlo al Congresso
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"Ci incontriamo all'indomani dell'incidente avvenuto non lontano da questo grande edificio, un incidente che ha cercato di danneggiare la leadership della vostra nazione e di fomentare paura e discordia più ampie". Il discorso di re Carlo al Congresso degli Stati Uniti inizia così, con un riferimento alla sparatoria di sabato a Washington e una condanna netta della violenza. "Lasciatemi affermare con incrollabile determinazione: tali atti di violenza non avranno mai successo".

I reali inglesi sono stati accolti all'interno della Camera dall'applauso di deputati e senatori e dei molti membri dell'amministrazione presenti per il discorso del monarca al Congresso. Alle spalle del re, sullo scranno più alto della Camera, lo speaker Mike Johnson e il presidente del Senato, JD Vance, nella sua veste di presidente del Senato.

Nel suo discorso, re Carlo ha citato, ironicamente, Oscar Wilde e il suo aforisma che "americani e britannici non hanno nulla in comune se non la lingua" suscitando le risate dei parlamentari. Il sovrano poi ha espresso la "profonda amicizia" dei britannici verso gli americani. E ha ribadito il legame stretto tra i due Paesi: "Il legame tra Stati Uniti e Gran Bretagna è indistruttibile", ha detto. "Massima stima e amicizia" tra il popolo britannico e quello statunitense, ha aggiunto, sottolineando tuttavia il fatto che i disaccordi sono pur sempre possibili. "Tenendo a mente lo spirito del 1776, possiamo forse convenire sul fatto che non siamo sempre d'accordo, almeno in prima battuta", ha continuato Charles. Prendendo come esempio i principi fondanti del Congresso stesso - con i quali il Regno Unito non era d'accordo - il Re ha affermato: "La nostra è una partnership nata da una disputa, ma non per questo meno forte. Forse, in questo esempio, possiamo constatare che le nostre nazioni sono, in realtà, istintivamente affini, frutto delle comuni tradizioni democratiche, giuridiche e sociali in cui la nostra governance è ancora oggi radicata." "Attingendo a questi valori e tradizioni, i nostri due Paesi hanno sempre trovato, più e più volte, il modo di unirsi. E, perbacco, quando riusciamo a trovare un accordo, quanti grandi cambiamenti si realizzano, non solo a beneficio dei nostri popoli, ma di tutti i popoli. Credo che questo sia l'ingrediente speciale della nostra relazione".

"Vi siamo stati a fianco dopo l'11 settembre e vi siamo al fianco adesso", ha puntualizzato, ricordando che domani si recherà a New York in visita al memoriale dell'attentato. "Quel giorno non sarà mai dimenticato".

Poi un riferimento ai tempi attuali. "Ci incontriamo in tempi di grande incertezza", ha poi sottolineato riferendosi alla guerra in Ucraina e alla guerra in Iran e definendoli conflitti che "pongono immense sfide per la comunità internazionale". Regno Unito e Stati Uniti sono stati "uniti di fronte al terrorismo" e hanno "risposto insieme alla chiamata, come i nostri popoli hanno fatto per oltre un secolo, spalla a spalla". "Oggi - ha aggiunto - quella stessa incrollabile determinazione è necessaria per la difesa dell'Ucraina e del suo popolo coraggiosissimo. È necessaria per garantire una pace veramente giusta e duratura".

"Prego con tutto il mio cuore che la nostra alleanza continui a difendere i nostri valori condivisi con i nostri partner in Europa, nel Commonwealth e nel mondo": è uno dei passaggi conclusivi del discorso di re Carlo al Congresso. Pur senza nominare la Nato, il riferimento di Carlo alle difficoltà che vive attualmente l'Alleanza Atlantica sono apparse evidenti ai presenti, che hanno reagito applaudendo le sue parole.

In conclusione, re Carlo ha definito la Rivoluzione Americana come "una storia di due George", nel suo discorso al Congresso americano. Il sovrano britannico ha affermato che questa è la sua ventesima visita negli Stati Uniti, ma la prima come sovrano del Regno Unito. "Questa è una città che simboleggia un periodo della nostra storia condivisa, o ciò che Charles Dickens avrebbe potuto definire 'Una storia di due George': il primo presidente, George Washington, e il mio trisavolo di quinta generazione, re Giorgio III", ha osservato.

"Re Giorgio non mise mai piede in America e, vi assicuro, io non sono qui nell'ambito di qualche astuta azione di retroguardia!", ha osservato ancora Carlo, strappando una risata e un applauso. Nel suo discorso, il sovrano ha fatto spesso ricorso all'ironia, come quando ha parlato del caso di quando si rivolge ai Comuni, a Londra: in Gran Bretagna "seguiamo ancora un'antica tradizione e prendiamo 'in ostaggio' un membro del Parlamento, trattenendolo a Buckingham Palace finché non avrò fatto ritorno sano e salvo".

Il sovrano ha scherzato sul trattamento riservato ai "sopravvissuti designati" durante i suoi discorsi, osservando che "di questi tempi, ci prendiamo cura del nostro 'ospite' piuttosto bene - al punto che spesso non vuole più andarsene!", ha ironizzato, strappando un'altra risata e un

altro applauso. Il Congresso americano osserva una tradizione simile, nominando infatti un "sopravvissuto designato" in occasione delle sedute congiunte, come ad esempio il discorso del presidente sullo Stato dell'Unione.

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