Per Volodymyr Zelensky, è l’ora più buia, dopo l’invasione russa del 24 febbraio 2022. L’ex comico, che ha saputo trasformarsi in presidente di guerra è nel mirino di una manovra a tenaglia senza precedenti: i più incessanti bombardamenti russi anche sulla capitale e lo scandalo della corruzione che gli ha fatto terra bruciata attorno decapitando anche il suo braccio destro, Andry Yermak. Non stiamo parlando di un paio di ministri e di un amico e socio qualunque come Timur Mindich, che aveva un water d’oro in casa, ma del «Cardinale», il soprannome affibbiato al macchiavellico capo dello staff presidenziale.
Yermak era l’ombra di Zelensky fin dalla sua ascesa politica grazie alla fiction «Servitore del popolo», dove interpretava un presidente senza macchia e senza paura, che dichiarava guerra alla corruzione. Il Cardinale passava più ore con Zelensky, di giorno e di notte nel bunker presidenziale, della moglie Olena. E soprattutto aveva creato una macchina di potere, che controllava tutto, dalle forze armate, al governo, all’economia, formalmente in nome e per conto di Zelensky. Gli americani non l’hanno mai amato e neppure le alte sfere Ue di Bruxelles. La nuova amministrazione Trump lo detestava soprattutto in quest’ultima fase
di negoziati accusandolo di essere l’eminenza grigia che influenza negativamente Zelensky.
In un’intervista pubblicata giovedì su The Atlantic il Cardinale, che era stato nominato capo negoziatore per le trattative di pace, aveva dichiarato che Zelensky non firmerà mai un piano che consegnerà territori ucraini ai russi. Non è un caso che, 24 ore dopo, la mannaia giudiziaria sia calata sulla sua testa. Gli investigatori dell’Ufficio anti corruzione ucraino (Nabu) gli sono piombati in casa e il procuratore speciale (Sapo) ha coinvolto Yermak nel maxi scandalo di 100 miliardi di dollari di tangenti per l’energia. Questi apparati sono legati e protetti da Usa ed Europa, che in cambio degli ingenti aiuti in soldi e armi pretendono piazza pulita dei corrotti.
Questa volta l’obiettivo è stato doppio: far fuori Yermak, che nonostante le veementi smentite potrebbe avere le mani in pasta e azzoppare Zelensky con l’obiettivo di renderlo più disponibile sul piano di pace. Non è un caso che sia stato nominato, come nuovo capo negoziatore, il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale Rustem Umerov. Ministro della Difesa fino a luglio, anche lui è stato sfiorato dalle ombre della corruzione per una fornitura di giubbotti antiproiettile farlocchi alle truppe al fronte e dall’ultimo scandalo. Però è ben visto dalla Casa Bianca a tal punto che aveva incassato, senza tante discussioni, i 28 punti iniziali del piano di pace di Trump. E con i russi ha sempre mantenuto contatti per lo scambio di prigionieri. Non significa che si piegherà ai diktat di Washington e Mosca, ma ammorbidirà le posizioni di Zelensky. Nelle ore successive delle dimissioni del Cardinale, Umerov era già in volo verso Washington per affinare i dettagli del piano aggiornato di 19 punti, che la prossima settimana sarà presentato a Vladimir Putin.
Nel frattempo i russi hanno lanciato 36 missili e 600 droni sull’Ucraina, colpendo duramente anche Kiev. L’impennata incessante dei bombardamenti è iniziata in estate arrivando fino a 6mila ordigni al mese, in vista dell’incontro di Trump e Putin in Alaska, che ha dato il via ai tentativi di pace.
Gli ucraini reagiscono colpendo con i droni petroliere, raffinerie e centrali energetiche russe anche a Mosca. L’escalation su due fronti, quello giudiziario dell’anticorruzione e militare in cielo e in terra, hanno l’evidente obiettivo di piegare Zelensky a firmare la «pace».