nostro inviato a Tokyo
Sei giorni tra Oman, Giappone e Corea del Sud. Destinati sì a rafforzare i rapporti bilaterali con l'Italia e la cooperazione economica in settori strategici e militari (vedi il Gcap, programma di produzione dei caccia stealth di sesta generazione), ma durante i quali saranno necessariamente trattati dossier geopolitici chiave. A partire dalla crisi in Medioriente e sotto una duplice veste: da una parte la tregua in corso tra Israele e Palestina, con l'atteso annuncio da parte di Donald Trump dei 15 Paesi Italia compresa che faranno parte del Board of Peace per la ricostruzione di Gaza; dall'altra la situazione sempre critica dell'Iran, un Paese così grande, popoloso e geograficamente strategico per l'area che può destabilizzare l'intero Medioriente e non solo.
D'altra parte, la lunga trasferta di Giorgia Meloni sulle orme dell'antica Via della seta si è aperta ieri proprio a Mascate, capitale del Sultanato dell'Oman che dà sul Golfo Persico e si trova a qualche centinaio di chilometri di mare dalle coste iraniane. Inevitabile che i destini di Teheran siano tra i principali argomenti di interesse del sultano Haitham bin Tarik, anche alla luce delle perplessità manifestate dall'Oman come pure da Arabia Saudita e Qatar su un possibile intervento americano in Iran, paventato nei giorni scorsi dallo stesso Donald Trump. Il presidente americano, peraltro, a breve annuncerà la presenza dell'Italia all'interno del Board of Peace che supervisionerà l'amministrazione transitoria della Striscia di Gaza. E anche questo elemento è stato oggetto dell'incontro tra Meloni e bin Tarik presso la residenza reale Al Barakah Palace e della successiva cena ufficiale. Sul tavolo, ovviamente, anche i dossier di cooperazione bilaterale, a partire da quello energetico. Il settore «oil & gas», infatti, contribuisce a circa il 30% del Pil dell'Oman da cui il governo ricava il 70% delle sue entrate annuali. E da tempo Mascate è alla ricerca di competenze estere per attività di perforazione, fratturazione idraulica e tecnologie avanzate di recupero del petrolio, soprattutto per i giacimenti più datati e con geologia complessa.
Terminata la visita in Oman, Meloni è ripartita alla volta del Giappone dove arriverà nella giornata di oggi, giorno del suo compleanno. Domani è previsto un incontro bilaterale con la prima ministra del Giappone Sanae Takaichi, prima donna nella storia del Paese proprio come Meloni in Italia a guidare il governo nipponico. Si tratta della prima visita di un leader europeo dall'insediamento di Takaichi che risale ormai all'ottobre scorso. E difficilmente non si parlerà di Taiwan, altro focus critico del quadro geopolitico globale, quello che secondo la quasi totalità degli analisti può davvero diventare il definitivo punto di rottura degli attuali equilibri mondiali. Nelle ultime settimane, infatti, le esercitazioni cinesi intorno all'ex isola di Formosa hanno alzato non poco la tensione tra Pechino e Tokyo. Sul tavolo del faccia a faccia tra Meloni e Takaichi ci sarà anche il Global combat air programme, un progetto multinazionale tra Giappone, Italia e Regno Unito per la produzione di caccia stealth di sesta generazione. Più in generale e andando oltre le questioni legate alla difesa, l'obiettivo della visita è rafforzare il dialogo politico e la cooperazione economica e industriale tra i due Paesi, anche perché Tokyo è il terzo partner commerciale italiano in Asia. Anche per questa ragione, sabato Meloni incontrerà presso l'ambasciata italiana i vertici delle principali aziende giapponesi. Tra le altre Sony, Panasonic e Toyota, per un fatturato complessivo che supera i mille miliardi di euro.
Ultima tappa del viaggio la Corea del Sud, dove Meloni è attesa sabato sera.
L'incontro con il presidente della Repubblica di Corea Lee Jae-Myung è in agenda lunedì a Seoul e anche in questo caso si tratta della prima visita di un leader europeo dall'insediamento del nuovo capo di governo coreano. Peraltro, è la prima missione bilaterale di un presidente del Consiglio italiano negli ultimi 19 anni (l'ultima risale a Romano Prodi).