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La Meloni pontiera tra Ue e Stati Uniti: "Non condivido le critiche ai Maga"

La premier "corregge" Merz e sottolinea: "Lavoriamo ad una maggiore integrazione"

La Meloni pontiera tra Ue e Stati Uniti: "Non condivido le critiche ai Maga"
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Distanze tra Europa e Usa? Una frattura, addirittura?No, dice Giorgia, «non condivido il giudizio di Merz sulla cultura Maga». Quelle del cancelliere sono «valutazioni politiche che ogni leader formula come ritiene», però attenzione, «non è un tema di competenza dell’Unione». Anzi, Roma «lavora a una maggiore integrazione tra Ue e Stati Uniti per valorizzare quanto ci unisce piuttosto quanto ci divide: è molto importante per tutti, particolarmente per noi». E infatti l’Italia è stata richiesta come osservatore al Board of peace in programma a Washington il 19 febbraio. «Penso che risponderemo positivamente all’invito». Dall’Africa, riecco la Meloni pontiera tra le due sponde dell’Atlantico. Ma il rapporto speciale con i tedeschi regge. Merz sbaglia, secondo la premier, quando attacca la cultura Maga trumpista, perché con certi chiari di luna non è proprio il caso di fare a meno di Washington. Però Merz ha anche ragione.
«Siamo in una fase parecchio complessa delle relazioni internazionali e dei rapporti Europa-Usa e credo che il cancelliere faccia un commento corretto quando sostiene che la Ue debba occuparsi di se stessa, fare di più sulla sicurezza e sulla colonna europea della Nato». Insomma, l’approccio dovrebbe essere questo: «Che cosa dobbiamo fare per essere autonomi, forti, capaci di rispondere a un’era geopolitica nella quale di certezze non ce ne sono più moltissime?».
E l’Italia, oltre alla cerniera con Trump, vuole giocare un ruolo importante pure con l’Africa. A Monaco una conferenza riunisce i grandi del mondo per parlare di armi di deterrenza, la Meloni invece per il secondo anno diserta l’appuntamento. Eccola ospite d’onore ad Addis Abeba all’assemblea dell’Ua, unica leader occidentale presente in Etiopia oltre al segretario generale dell’Onu Guterres. Una scelta precisa. «Questo invito è un grande onore, un riconoscimento che può solo rendere orgogliosa l’Italia.
Una dimostrazione di fiducia che non deluderemo».
Sul tavolo il Piano Mattei che, spiega, può essere occasione di sviluppo e di riscatto. Imprese, soldi, progetti. «Intendiamo continuare a essere un ponte privilegiato». Uno dei temi chiavi riguarda i flussi. «Il nostro obbiettivo è garantire agli uomini e alle donne scrupoli e a rischiare la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo». Un destino che si può riscrivere. «Egoista» per la premier chi ritiene che la migrazione sia necessaria. E cita il cardinale guineano Robert Sarah. «Se i giovani lasciano la propria terra e il proprio popolo alla ricerca di un’esistenza migliore, che ne sarà della storia e della cultura del Paese abbandonato?».
Certo, servono risorse.
Miliardi. Dove trovarli? Roma ha deciso di lanciare «un ampio programma di conversione del debito che prevede la trasformazione completa del debito in investimenti e il rafforzamento del contributo della Banca Mondiale». Altri interventi riguardano la sospensione della restituzione dei prestiti per gli Stati colpiti da catastrofi naturali. Siccità, alluvioni ma anche le crisi umanitarie causate da guerre e instabilità politica.
E in questo quadro il Piano Mattei, insiste la premier, non va visto come un’iniziativa italiana per l’Africa di tipo predatorio e paternalistico, bensì «come un contributo alla vostra agenda». Un’attenzione speciale è dedicata all’acqua. Poi la formazione, le infrastrutture, la sanità, l’agricoltura.

«È un continente ricco di risorse, materie prime, terre coltivabili, e che dispone di una forza decisiva nell’era della conoscenza, il capitale umano». La storia, come si vede, «ha ripreso a correre» e adesso «Italia e Europa non possono pensare al futuro senza prendere l’Africa nella giusta considerazione, perché il nostro domani dipende dal vostro».

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