Dopo mesi di tensioni, incomprensioni e qualche vero e proprio strappo diplomatico, tra Giorgia Meloni e Donald Trump potrebbero essere iniziate le prove di disgelo. A dirlo è Paolo Zampolli, rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali e collaboratore del presidente americano, intervenuto a margine del Forum Ambrosetti di Cernobbio.
“Al presidente Trump piace molto l’Italia. Il rapporto tra Meloni e Trump ho sentito che sta migliorando e se ne occupa l’ambasciatore Fertitta”, ha spiegato Zampolli. E alla domanda sulla possibilità di ricucire definitivamente lo strappo, la risposta è stata netta: “Di sicuro”. Un ruolo centrale, secondo il collaboratore del presidente americano, sarebbe affidato proprio all’ambasciatore statunitense a Roma Tilman J. Fertitta: “Abbiamo un ambasciatore molto in gamba di cui abbiamo tutti molta fiducia che se ne sta occupando”.
Parole che fotografano una fase nuova dopo un rapporto che nel giro di pochi mesi è passato dall’idillio politico alla freddezza. All’inizio le premesse erano ben diverse: la Meloni era stata l’unica leader europea presente a Washington il 20 gennaio 2025 per l’insediamento del tycoon e tra i due sembrava esserci una sintonia quasi naturale: immigrazione, contrasto alla cultura woke e rapporti con il mondo conservatore americano erano soltanto alcuni dei terreni comuni.
Poi qualcosa si è rotto. Le prime crepe sono emerse sul dossier mediorientale. Prima la prudenza italiana sulla crisi nello Stretto di Hormuz, poi il caso Sigonella, con Roma che aveva negato l’utilizzo della base aerea a bombardieri americani diretti verso il Medio Oriente dopo che il piano era stato comunicato senza una preventiva autorizzazione italiana. A seguire sono arrivate altre divergenze sull’Iran e una serie di dichiarazioni sempre più dure.
Lo scontro è diventato pubblico quando Trump ha attaccato il premier anche sul piano personale, fino alla battuta pronunciata dopo il G7 di Evian secondo cui la Meloni lo avrebbe “implorato” per ottenere una fotografia insieme. Secca la risposta di Palazzo Chigi: “L’Italia non implora nessuno” In precedenza la leader del governo italiano aveva definito “inaccettabile” un attacco del presidente americano al Papa, incassando una nuova replica al vetriolo del leader della Casa Bianca.
Meloni, però, ha scelto quasi subito di abbassare i toni. A fine giugno la sottolineatura di non voler “continuare ad alimentare questo confronto”, ricordando che il rapporto tra Italia e Stati Uniti è molto più antico e solido delle incomprensioni tra due leader. “Il nostro lavoro bilaterale con gli Stati Uniti deve tornare alla sua normalità”, la sua analisi, mettendo in guardia dalla tentazione di ridurre la politica estera a una sorta di “Temptation Island”. In una recente intervista al New York Times, Meloni ha ammesso senza troppi giri di parole: “È evidente che pensavo che con Donald Trump sarebbe stato più facile”. E alla domanda su un possibile nuovo contatto con il presidente americano aveva risposto con un prudente: “Beh, vedremo”.
Ora da Cernobbio arriva un segnale diverso. Non ancora il ritorno ai sorrisi dei primi mesi, ma qualcosa si starebbe muovendo dietro le quinte. E non è casuale che Zampolli indichi ancora una volta Fertitta come l’uomo incaricato di ricucire. Lo stesso ambasciatore, soltanto poche settimane fa, ha speso parole molto nette nei confronti del premier italiano, definito un “leader di livello mondiale” e sottolineando il prestigio internazionale conquistato da Meloni.
