Politica internazionale

"Ha posizioni anti-americane". Ora Schlein rischia di spostare l'asse del Pd

Il Pd è sempre più diviso in politica estera e, con Elly Schlein segretario, rischia di assumere posizioni troppo anti-americane

"Ha posizioni anti-americane". Ora Schlein rischia di spostare l'asse del Pd

Il Pd, ancora una volta, ha sostanzialmente retto alla prova del voto sull’invio di armi all’Ucraina, ma più passa il tempo e più aumentano i distinguo. Solo pochi giorni fa, Elly Schlein, candidata alla segreteria del partito, ha affermato: “Credo che sia stato giusto sostenere la resistenza ucraina, ma penso che la guerra non si risolve con le armi - ha detto - Sono contraria alla corsa al riarmo europeo, questa è una china pericolosa”. Una presa di posizione che mette in discussione il filo-atlantismo dei democratici. “Il Pd era molto allineato al supporto a Zelensky, mentre adesso è passato al ‘siamo con l’Ucraina, ma vediamo…’”, dice il politologo Lorenzo Castellani, docente della Luiss che critica “l’atteggiamento da temporeggiatore del Pd” e mette in guardia sulle “frange pacifiste, vicine alla linea di Conte”.

Il rischio di uno spostamento dell’asse del partito ancora più a sinistra è sempre più concreto. “La sinistra sta reagendo con posizioni più antiamericane e, quindi, il prossimo segretario del Pd dovrà sciogliere il nodo se essere più pacifisti oppure restare dentro l’asse pro-Nato”, sottolinea Castellani.

Anche il politologo Alberto Castelvecchi ritiene che il Pd sia malato di correntismo: “Dentro il Pd si trova l’anima atlantica del presidente del Copasir, Lorenzo Guerini, dei lettiani e degli ex dalemiani Minniti e Latorre. Poi c’è una componente cattolica di sinistra che segue la posizione pacifista del direttore dell’Avvenire e di Papa Francesco. E, infine, - chiosa Castelvecchi - c’è Elly Schlein che, per me, sta al Partito Democratico come Ocazio-Cortes e Bernie Sanders stanno ai democratici americani”. Una posizione, quella della Schlein, che non è maggioritaria ma che, secondo Castelvecchi, “fa impressione, soprattutto perché è stata espressa alla vigilia del voto delle primarie”.

Secondo Massimiliano Panarari “la Schlein, diversamente da Cuperlo che segue la tradizione di sinistra classica del Pds-Ds-Pd, sta portando avanti una piattaforma di sinistra movimentista” . Stefano Bonaccini, invece, “ha una piattaforma più riformista, di dialogo e di governo”, puntualizza l’esperto. Castellani ritiene che “se vince il governatore emiliano possiamo aspettarci una posizione meno atlantista rispetto a Letta, mentre con la Schlein possiamo aspettarci una posizione pacifista sovrapponibile a quella di Conte”. E aggiunge: “Sarebbe un segretario problematico per la posizione internazionale del Pd”. Panarari, al contrario, minimizza: “Con Schlein ci saranno diverse sensibilità, ma alla fine vi sarà responsabilità sia rispetto all’Ue sia rispetto alla Nato” visto e considerato che anche la sinistra interna, nonostante qualche mal di pancia, ha sempre votato in maniera responsabile. Castelvecchi, invece, ha un’unica certezza: “Le divisioni interne oggi sono più visibili e il Pd deve decidere cosa vuole fare da grande”.

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