La stretta via cinese fra arance e realtà

La premier a Pechino

La stretta via cinese fra arance e realtà
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Le arance siciliane spedite in aereo a Pechino sono rimaste indimenticabili. E la promessa del ministro Luigi Di Maio su un futuro luminoso per le imprese italiane in Cina si è rivelata per ora un buco nell'acqua. Negli anni in cui il nostro Paese è stato legato al Memorandum sulla Belt and Road Initiative voluta dai grillini di Giuseppe Conte, il deficit commerciale a favore del Paese asiatico anzichè ridursi si è ulteriormente ampliato.

Anche per questo la visita della premier Giorgia Meloni a Pechino, che tra entusiasmi olimpici e ferie estive rischia di passare in secondo piano, è invece uno dei momenti più delicati della diplomazia italiana degli ultimi anni. Dopo la rinuncia da parte di Roma al rinnovo dell'intesa sulla via della Seta (vale la pena ricordare che eravamo stati l'unico Paese del G7 a firmarla) il tema degli ultimi mesi è stata la gestione della fase di «soft landing», un atterraggio morbido che si è proposto come obiettivo la presa di distanza dagli errori del passato senza che questa si traducesse in una penalizzazione per le prospettive del sistema produttivo del Paese.

L'intero insieme dei rapporti con la Cina vive momenti di estrema delicatezza. Non tanto dal punto di vista della Penisola ma di quello di tutta la comunità internazionale in cui l'Italia opera e si riconosce. Per gli Stati Uniti la rivalità con Pechino resta la più impegnativa sfida di lungo periodo, l'Europa ha iniziato a ribellarsi alle politiche di dumping dei cinesi con provvedimenti e dazi sulle auto elettriche e sul biodiesel. A complicare le cose è poi la guerra in Ucraina, in cui Pechino ha assunto una posizione di sostanziale doppiezza. Le considerazioni legate a condizioni di corretta competizione economica si intrecciano a quelle di sicurezza strategica e militare.

Nessuno degli altri Paesi ha però rinunciato (e verrebbe da dire: ovviamente) a fare affari con il colosso asiatico. Per l'Italia vale la stessa regola. E oggi questo complicato intreccio sarà sul tavolo dell'incontro clou di tutto il viaggio della premier Meloni: quello con il leader indiscusso Xi Jin Ping.

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Avatar di nunzioc nunzioc
29 Lug 2024 - 12:25
Se son fiori fioriranno, ma se son cachi !!?
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Avatar di ilviandante ilviandante
29 Lug 2024 - 10:51
Perdiamo tutte le aziende foraggiate da noi e poi andiamo in Cina?

Uhm ..... nulla contro i cinesi, fanno i loro interessi, ma è la scelta giusta?

Non sarebbe meglio puntare sul rientro delle aziende?

A noi italiani delle auto elettriche frega proprio nulla. Oramai l'automotive non tira più, è una rovina avere un'auto, ma anche una caldaia a metano, ma anche pannelli solari, ma anche......
Avatar di Calmapiatta Calmapiatta
29 Lug 2024 - 10:54
La signora Meloni, forse, dopo esser stata totalmente ignorata e isolata in Europa e dopo esser stata sculacciata dalla NATO sta probabile maturando (o almeno lo spero) l'idea che la politica fatta di servilismo, cieca obbedienza e subalternità che ha imposto al paese, riducendo la nazione a uno zerbino, non sia in fin dei conti pagante. La signora ha reciso, su ordine ovvio, i legami con la Cina. Ha vergato parole di fuoco al G7. Ha sottoscritto il documento delirante della NATO a Washington. Ha mandato navi e aerei, spendendo centinaia di mln, nel Pacifico in funzione anticinese. Ora, eccola a Pechino, col cappello in mano. Meglio tardi che mai.
Avatar di magicmirror magicmirror
29 Lug 2024 - 11:49
Così difficile vedere che i mercati del futuro sono ad oriente?
Avatar di nunzioc nunzioc
29 Lug 2024 - 12:25
Se son fiori fioriranno, ma se son cachi !!?
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