Abbiamo riportato a casa l'alpino disperso in Russia

Il direttore de "il Giornale", Alessandro Sallusti, consegna alla famiglia di Vaniglio Michelloni la piastrina ritrovata. La figlia: "È come l'abbraccio di papà"

Abbiamo riportato a casa l'alpino disperso in Russia

San Giovanni al Natisone (Udine) - Le immagini in bianco e nero sbiadite dal tempo con gli alpini al fronte, vicino alle tende, ancora sorridenti. Un fazzoletto con inciso «ricordo d'Albania» ed un piccolo ferro di cavallo portafortuna, che Vaniglio Michelloni aveva spedito a casa per la nascita della figlia Laura. E la foto dell'alpino, poco più che ventenne, orgoglioso del cappello con la penna nera della Julia. Ricordi, che sono tornati a vivere, per un giorno speciale. Dell'alpino friulano, classe 1914, disperso nell'inferno della ritirata di Russia, non è mai tornato indietro nulla, neppure le ossa. Dopo 73 anni la sua piastrina di riconoscimento è riapparsa in vendita in rete per miseri 99 dollari, come se fosse un souvenir qualsiasi. Il Giornale non solo ha scritto la storia, denunciando il triste mercimonio, ma acquistato il cimelio e ritrovato i familiari. Ieri Il direttore, Alessandro Sallusti, ha consegnato la piastrina ai figli, Laura e Gianni Michelloni, orfani di guerra.

Una cerimonia sobria, ma toccante nella splendida cornice di Villa de Brandis, a San Giovanni il Natisone, dove l'alpino disperso non è mai più tornato a casa (guarda il video). «Un dono poter ricevere dopo oltre 70 anni la piastrina. Anche se solo un pezzo di latta è come se oggi fosse di nuovo presente fra noi - spiega Dante Soravito De Franceschi, presidente dell'Associazione nazionale alpini di Udine - Con questo cimelio, il suo nome, la sua memoria non sono più dispersi fra i turbini di neve» della terribile campagna di Russia.

Il vicesindaco Anna Bogaro con la fascia tricolore, la sala gremita, le bandiere degli alpini ed i labari con la sfilza di medaglie per una volta tanto ci fanno dimenticare le magagne del nostro Paese. Tutti uniti e commossi nel ricordo di uno dei nostri 85mila caduti o dispersi nella ritirata di Russia. Renato Peressan, 96 anni, siede in prima fila con il cappello d'alpino. «La ritirata dal Don era un inferno. - ricorda il reduce - Ci siamo finti morti nella neve per scampare ai carri sovietici. Michelloni è sparito in mezzo alle granate, che scoppiavano da tutte le parti».

La nipote Susanna Mian racconta delle lettere del nonno dal fronte «con tutto l'amore del padre, che non ha conosciuto i suoi figli». E aggiunge: «Mi commuovo perché ora il loro papà è tornato a casa».

Il tenente colonnello Federico Ceccaroli comanda il gruppo Conegliano, l'unità dell'alpino disperso. L'ufficiale parla del sacrificio degli alpini, allora, come oggi impegnati sui fronti più duri delle missioni all'estero.

La piastrina in vendita su ebay l'ha scoperta, Guido Aviani Fulvio, direttore del Museo della Campagna di Russia presso il sacrario di Cargnacco. In un appassionato intervento spiega che «Vaniglio probabilmente è stato catturato nel gennaio 1943, morto di stenti o ucciso dalle guardie durante le spietate marce della morte».

Il direttore del Giornale è emozionato mentre consegna la piastrina agli orfani di guerra, Laura e Gianni. «Per me è straordinario, che una comunità si stringa attorno ad un concittadino che da oltre 70 anni non c'è più - sottolinea Sallusti - La memoria, senza la quale non si può guardare avanti, da un senso al dolore patito. Questa piastrina torna a dare un senso alla memoria».

La figlia Laura ricorda: «La mamma mi ha portato in stazione a Gorizia a salutarlo mentre partiva per la Russia. Mi raccontava che chiamavo papà tutte le penne nere e se non si fermavano scoppiavo a piangere». Il fratello Gianni ha il cappello di alpino dello zio perché «quello di papà non è mai tornato. Lo porto per lui».

Laura Michelloni durante la cerimonia ha gli occhi lucidi: «Quando ho stretto nelle mani la piastrina è come se mio padre fosse finalmente tornato ad abbracciarmi». (Guarda le foto).

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