C'è il fronte europeo, con Giorgia Meloni che torna a chiedere che Bruxelles estenda la flessibilità già concessa per le spese in sicurezza e difesa anche agli investimenti necessari a contenere la crisi energetica. E c'è il fronte interno, con la premier che ieri ha prima incontrato le associazioni dell'autotrasporto, uno dei settori su cui ha più impattato la chiusura di Hormuz e il conseguente innalzamento dei costi petroliferi, e ha poi riunito il Consiglio dei ministri per prorogare fino all'8 giugno il taglio delle accise sui carburanti e integrare con ulteriori duecento milioni (oltre ai cento iniziali) i ristori per il settore dell'autotrasporto.
D'altra parte, spiega Meloni durante le dichiarazioni congiunte alla stampa che seguono il bilaterale a Palazzo Chigi con il primo ministro irlandese Micheál Martin, siamo davanti a "circostanze eccezionali al di fuori del controllo dei singoli Stati membri", uno scenario che "legittima l'estensione della flessibilità" europea prevista per le spese in difesa anche agli investimenti necessari a far fronte alla crisi energetica". Perché, aggiunge la premier, "anche l'energia è sicurezza e anche l'economia è sicurezza per i nostri sistemi". E ancora: "Non si tratta di fare maggiore debito ma di allocare al meglio ciò che è già previsto". Insomma, aggiunge rivolgendosi a Martin, "l'inizio del semestre Ue irlandese coincide con un momento in cui l'Europa è chiamata ad agire con coraggio, concretezza e velocità sia sulla sicurezza energetica che sulla competitività".
Dopo l'incontro con Martin, Meloni presiede in Sala Verde la riunione con gli autotrasportatori a cui partecipano anche il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini e i ministri Giancarlo Giorgetti (Economia), Adolfo Urso (Imprese) e Tommaso Foti (Affari europei). Un incontro, si legge in una nota di Palazzo Chigi, durante il quale "è stata condivisa la valutazione degli effetti negativi che l'instabilità dell'attuale contesto geopolitico, con il connesso, significativo innalzamento del costo dei prodotti petroliferi, determina a carico del settore dell'autotrasporto e, per effetto riflesso, dell'intero sistema economico nazionale". Ragione per cui Meloni sottolinea come "in questa fase caratterizzata da estrema incertezza" sia "preferibile" intervenire tramite "misure adattabili, per natura, durata e intensità, all'evolversi della situazione internazionale". Alle associazioni dell'autotrasporto Meloni preannuncia quindi l'intenzione di approvare nel successivo Consiglio dei ministri ristori, sempre configurati come credito d'imposta, per ulteriori duecento milioni (che integreranno i cento milioni già stanziati). Impegni che sono giudicati "positivamente" dalle associazioni dell'autotrasporto che fanno sapere di valutare la revoca dello sciopero indetto dal 25 al 29 maggio.
Nel Consiglio dei ministri - durato all'incirca mezzora - si è poi prorogato fino all'8 giugno il taglio delle accise (venti centesimi al litro sul gasolio e cinque centesimi sulla benzina) deciso lo scorso 2 maggio e in scadenza ieri. I fondi - si parla di circa quattrocento milioni di euro - saranno trovati dall'extragettito dell'Iva, da multe dell'Antitrust e da tagli vari.
Misure di sostegno anche al settore agricolo, uno dei più colpiti dal blocco di Hormuz, non solo perché l'aumento dei costi di trasporto ha evidentemente delle ricadute dirette sui prodotti agricoli ma anche perché nello Stretto transitavano ingenti quantità di fertilizzanti e gasolio agricolo.
"Abbiamo rafforzato la risposta a questi aumenti - dice il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida - stanziando cento milioni di euro per il loro acquisto. Riconosciamo inoltre un credito di imposta del 30% per i fertilizzanti, finanziato con quaranta milioni di euro, per i mesi di marzo, aprile e maggio".