Addio Giscard d'Estaing il liberale primo in tutto re delle battaglie perse

Fu il più giovane e il meno amato presidente di Francia. Pagò cari i diamanti di Bokassa

Un protagonista dell'Europa del secondo dopoguerra. Un protagonista sfortunato, forse, visto che di lui si ricordano soprattutto le battaglie perse. Valéry Giscard d'Estaing, morto a 94 anni di Covid nella casa di famiglia non lontano da Tours, nella Francia centrale, non è mai davvero «riuscito a riprendersi dalla tragedia della sua sconfitta personale», come ha scritto ieri Le Figaro. La sconfitta è quella del 1981, quando, dopo il suo primo settennato, fu battuto da François Mitterrand alle elezioni presidenziali. Da allora, 39 anni fa, quando lui di anni ne aveva solo 55, Giscard è stato un ex, che ha cercato invano di riguadagnare un ruolo di primo piano in campo politico.

Vge, come i giornali francesi abbreviavano il suo nome, era un predestinato per storia familiare e personale. Il padre, era l'erede di una dinastia di politici e uomini di Stato, la madre vantava tra i proprio ascendenti niente di meno che Luigi XV. Lui, il giovane Valéry, geniale studente di uno dei migliori licei della capitale, si era arruolato a soli 18 anni nel Secondo Dragoni, glorioso reparto delle truppe della Francia libera. Aveva partecipato ai combattimenti fino alla sconfitta dei tedeschi, guadagnandosi anche un paio di decorazioni. Poi le scuole della Francia che conta, sempre tra i primi: École Polytechnique e la neonata Ena. A nemmeno 40 anni la nomina a ministro delle Finanze da parte del Generale De Gaulle. Dopo l'addio di quest'ultimo e la morte del successore Georges Pompidou, Giscard vince le elezioni presidenziali del 1974, battendo l'avversario di sempre, Mitterrand. Ha 48 anni ed è il più giovane presidente dai tempi di Napoleone III. È anche l'immagine di nuova Francia, moderna e cosmopolita, che vuole liberarsi dalle incrostazioni del gollismo e governare nel nome di una «società liberale avanzata». Sul piano internazionale incrocia un altro giovane ambizioso, il cancelliere tedesco Helmut Schmidt. I due parlano la stessa lingua, diventano amici e formano un asse franco-tedesco, come avevano fatto negli anni precedenti De Gaulle e Adenauer e come faranno in quelli successivi Mitterrand e Kohl.

Insieme Giscard e Schmidt lanciano l'idea di un vertice periodico dei Paesi più avanzati, il futuro G7; insieme creano il Serpente monetario Europeo, per coordinare l'andamento delle valute continentali dopo il caos monetario successivo alla fine della convertibilità del dollaro; insieme pongono le basi per la nascita dell'Ecu, il nucleo di quello che diventerà poi l'euro. Giscard, da parte sua, ha un peso decisivo nella decisione di far votare a suffragio universale diretto i componenti del Parlamento europeo. È il suo periodo migliore. Ma lo choc petrolifero e la crisi economica mondiale mettono a dura prova la tenuta sociale della Francia. Il giornale satirico Le Canard Enchainé dà il via alla campagna sui diamanti che Giscard ha ricevuto in regalo dal sanguinario Bokassa, auto-proclamatosi imperatore del Centrafrica. Nel 1981, quando cerca la rielezione, l'impopolarità lo travolge. Da allora e fino a oggi i sondaggi lo inchiodano come il presidente meno amato tra quelli della Quinta Repubblica.

Lontano dal potere Vge affronta il buio della depressione, poi torna alla vita politica e si illude di tornare in gioco per un incarico da premier quando Mitterrand è costretto alla coabitazione con i centristi. Le sue speranze vengono regolarmente deluse.

Per tornare in pista punta sull'Europa, ideale costante della sua vita pubblica. Viene nominato presidente della Convenzione incaricata di preparare una prima vera Costituzione. Anche qui, secondo i retroscena, spera nell'incarico di primo presidente dell'Unione continentale destinata a nascere. Ma sono i suoi concittadini a tagliargli le gambe: nel 2005 bocciano con un referendum la Carta che lui ha contribuito a redigere.

Gli ultimi anni sono malinconici: scrive dei romanzi dal dubbio valore letterario; in uno di essi immagina una sua relazione con Lady D. Nel 2018 una giornalista della tv tedesca lo accusa di averle messo le mani sul sedere durante un'intervista più di un anno prima. Lui si difende dicendo di non ricordare l'episodio.

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