Lo chiamavano «L'Amleto del fiume Hudson», un po' come Carlo Alberto di Savoia era chiamato «Re Tentenna»: amletico, o meglio incomprensibile, perché non si decise mai ad accettare la candidatura per la Casa Bianca and run , correre contro i repubblicani di Ronald Reagan, che Cuomo avversava con energia declamatoria cui non seguiva però una conclusione politica.
Questo «Super Mario» newyorkese è morto ieri a 82 anni e tutti lo ricordano con affetto e amarezza, il più incomprensibile flop della sinistra americana che ha a lungo cercato di farne il primo presidente italo-americano e il secondo presidente cattolico dopo John Fitzgerald Kennedy. Per ben due volte disse no alla candidatura un'ora prima della conferenza stampa di accettazione e il perché non si è mai capito. Carattere. Ma forse anche la sua irriducibile avversione per la pena di morte che gli fece perdere punti nello stesso partito democratico in cui nessuno, neanche Kennedy e Obama, hanno mai sfidato un'opinione pubblica favorevole nella sua stragrande maggioranza alla pena capitale secondo una ideologia che risale ai tempi della Frontiera come difesa dagli assalti della criminalità selvaggia di cui facevano le spese quasi sempre donne e bambini.
Bell'uomo dall'aspetto italianissimo (una certa somiglianza con un altro grande italiano all'estero, il francesizzato cantante Yves Montand) bruno, facondo, trascinatore di masse alle Convention democratiche, era il campione dell'America liberal , aggettivo che non vuole dire banalmente «di sinistra» nel senso in cui intendiamo noi, ma campione dei diritti umani delle minoranze. Contorto, cercava di far stare insieme il diavolo e l'acqua santa come fece sull'aborto. Come cattolico confermò di essere anti-abortista, ma come politico chiese di difendere il diritto delle donne ad abortire: un conflitto di coerenza che però gli valse punti di popolarità.
New York, la città e lo Stato (Cuomo è stato governatore per molti anni e i suoi uffici si trovavano ad Albany e non a Manhattan) sono da due secoli l'approdo degli italiani ed è lì che i nostri immigrati hanno rapidamente raggiunto un peso etnico e dunque elettorale enorme. Fiorello La Guardia, il più famoso sindaco italiano di New York negli anni duri dell'immigrazione, fu eletto a furor di popolo anche per il suo equilibrato sangue misto italiano, ebreo e irlandese. Dopo La Guardia bisogna arrivare a Rudolph «Rudy» Giuliani, un altro eterno possibile candidato alla Casa Bianca misteriosamente ritirato, fino all'attuale cinquantacinquenne Bill De Blasio, oggi odiato dalla leggendaria polizia cittadina dopo la brutale esecuzione di due agenti, considerato colpevole di essersi schierato per motivi elettorali dalla parte della comunità nera più radicale.
Gli italiani americani restano tuttora una potenza in politica e nell'economia, ma una potenza che non ha mai avuto la forza per osare fino in fondo e conquistare Washington DC. Cuomo allontanò da sé l'amaro calice e deluse tutti, dopo una lunga carriera sul territorio nel grande borough di Queens, una gigantesca sacca suburbana di New York grande come Manhattan, il Bronx e Staten Island messi insieme, un impasto di italiani, greci, ebrei, irlandesi e tedeschi, in precario equilibrio. In quel melting pot gli italiani erano preminenti per numero e importanza e Cuomo cominciò da lì come il Robin Hood dei poveri fermando le demolizioni delle casupole degli immigrati per costruire centri sportivi. Queens tuttavia non è il posto giusto per conquistare la città intera: «Queens è un luogo senza storia distaccato dal cuore della città», disse lui stesso.
Chi è nato a Queens può però aspirare al posto di governatore dello Stato, come è capitato a Mario e a suo figlio Andrew Cuomo, entrambi figli di quella grigia megalopoli. Mario è morto poche ore dopo che suo figlio Andrew festeggiasse a Manhattan la sua seconda elezione come governatore. Su Andrew nessuno punta come candidato alla presidenza, perché gli manca una dote che suo padre aveva in misura enorme: la capacità di sedurre un'intera nazione e non soltanto uno Stato. Mario Cuomo tracimò politicamente sulla scena nazionale imponendosi come candidato ideale sia nel 1988 che nel 1992, considerato l'unico in grado di fronteggiare Reagan e di riaccreditare i democratici dopo l'imbarazzante performance alla Casa Bianca di Jimmy Carter.
Fu celebre il suo botta e risposta con Reagan che aveva definito gli Stati Uniti come «una scintillante città sulla collina», ribattendo che di città ne vedeva almeno due, una scintillante e una al buio. Molta retorica ovviamente, ma l'America si nutre spesso di retorica e Cuomo è stato un grande rétore.
Paradossalmente, sotto il suo governatorato si costruirono più prigioni nello Stato di New York che in qualsiasi altra era politica. Imbarazzato, commentò questo dato dicendo: «Beh, almeno nessuno mi potrà accusare di parlare molto e fare poco. Se servono le prigioni, bisogna che qualcuno le costruisca».