In scena a Venezia il corteo filo Hamas. E spuntano cartelli che incitano a distruggere Israele "dal fiume al mare"

Manifestazione per Gaza al Festival del cinema tra tesi folcloristiche, frecciate contro Meloni e sparate razziste: "No alla tirannia ebraica"

In scena a Venezia il corteo filo Hamas. E spuntano cartelli che incitano a distruggere Israele "dal fiume al mare"
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Prima di entrare nel corteo Pro Pal che si dirige verso il red carpet di Venezia 82, notiamo una cosa: le ormai celebri lettere di Venice4Palestine, sottoscritte da molti divi, o sedicenti tali, sono diventate un problema per il collettivo che le ha concepite. È infatti gara a chi si dissocia o a chi fa sapere, come Giancarlo Giannini a Ginevra Leganza del Foglio, che mai avrebbe firmato perché sono "tutte stronzate" per giunta "scritte male". L'elenco di chi si è dissociato o non ha aderito diventa sempre più lungo e prestigioso: Carlo Verdone, Paolo Sorrentino, Laslzo Nemes, Toni Servillo, Fernan Ozpetek, Riccardo Scamarcio, Pupi Avati... Molti si sono sentiti usati, nessuno aveva spiegato loro che l'obiettivo era escludere Gal Gadot dalla Mostra. Gli estensori tacciono, mimetizzati nella protesta.

E ora entriamo davvero nel corteo che partirà dal molo di Santa Maria Elisabetta. Sono circa le 17. Il tempo minaccia pioggia ma è stato sereno per tutta la mattinata. Quanta gente c'è? In attesa del balletto delle cifre ufficiali, diciamo che a occhio davanti al molo ci sono duemila manifestanti inclusa una pattuglia nutrita di fotografi e curiosi. Cifra che sale con l'approdo dei traghetti speciali. "Siamo un fiume di gente. Facciamoci un applauso. Siamo più di 5mila" grida la speaker ottimista. E dopo un'oretta, ancora più entusiasta: "Siamo diecimila, ci siamo presi il Lido". Per la questura sono circa quattromila.

In attesa di marciare sulla Mostra del cinema, diamo una occhiata alla piazza. Musica a palla, rap arabo, tante bandiere palestinesi, molti cartelli contro Israele, qualche drappo rosso. Gettonati i selfie con cartelloni inneggianti al boicottaggio. Ambite le barchette di carta, immaginaria flottiglia in viaggio per Gaza, da depositare in mare alla fine del tragitto. Molto fotografati gli sbandieratori sui trampoli. In testa gli organizzatori dei Centri sociali del nord est con striscione "Contro il genocidio e le guerre. Free Palestine". Latitanti i vip, almeno alla partenza, per la disperazione dei fotografi. Si affacciano Michele Riondino, Zerocalcare ed Emanuela Fanelli, la conduttrice della Mostra. Non pervenute tutte le altre star, o sedicenti tali, che hanno firmato gli appelli di questi giorni.

Finalmente il corteo si muove. "Venezia lo sa da che parte stare Palestina libera dal fiume fino al mare" è lo slogan che apre e accompagna tutta la manifestazione. Applausi dei partecipanti. Quello però è proprio lo slogan di chi vorrebbe il genocidio. Degli ebrei. Estremisti islamici, Stati canaglia, Hamas. Si prosegue di male in peggio: "Una Palestina libera è una Palestina senza Israele". Applausi scroscianti.

Tra i casi più folcloristici c'è qualche antisemita in purezza con il cartellone: "Ribelliamoci alla tirannia ebraica oppure tutta Europa sarà Palestina". Molto apprezzati anche cartelloni e proclami che indicano in Israele il vero erede della Germania di Adolf Hitler: "Israele colpevole della nuova Shoah" o "Gaza lager più grande del mondo" o "Neppure il Terzo Reich è arrivato a tanto". Tra le teorie del complotto, segnaliamo quella farmaceutica. Israele ha medicinali all'avanguardia ma li tiene per sé. Sentita anche nella variante con tesi opposta: le industrie farmaceutiche israeliane si arricchiscono grazie alle guerre. Prevedibili le tirate contro i fascisti, i banchieri, le multinazionali, Donald Trump, gli imprenditori della guerra, l'immancabile capitalismo. Applausi palestinesi per la evocata Francesca Albanese e per il nostalgico ricordo dell'Intifada.

Ci si chiedeva quando sarebbe stato tutto buttato in politica interna. Subito o quasi. Il primo intervento elenca un lunghissimo catalogo delle colpe di Israele, degli Stati Uniti e dei governi europei, in particolare il nostro, più nello specifico, indovinate un po', di Giorgia Meloni "a cui questa piazza vuole rispondere".

Dopo aver percorso il Gran Viale, ecco il lungomare. Là in fondo si intravede la Mostra del cinema, dove oggi Guillermo Del Toro con il suo Frankenstein ha fatto una lezione sulla diversità senza bisogno di comizi, solo con la forza dell'arte. Gli oratori si concentrano sulle metafore cinematografiche tipo "il tappeto è rosso di sangue". Infine si arriva allo sbarramento delle forze dell'ordine. Manifestanti e celerini si guardano un attimo negli occhi. Gli organizzatori cantano vittoria, si lamentano della censura subita, poi in un crescendo surreale chiedono alla Biennale di chiudere (censurare, quindi) il Padiglione israeliano ai Giardini.

Coro di rito in faccia alle forze dell'ordine: "Italia fascista, Stato terrorista". Poi finisce tutto. Il camion del corteo gira dove previsto. La gente va a prendere il traghetto. Resta una distesa di barchette di carta e di bottiglie di plastica. Sullo sfondo il mare azzurro e silenzioso.

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