
Alla vigilia del suo ennesimo viaggio in Cina, Vladimir Putin ha rilasciato una lunga intervista all’agenzia cinese statale Xinhua. Un colloquio denso di riflessioni geopolitiche e considerazioni sull’assetto globale, nel quale il presidente russo ha accuratamente evitato di nominare gli Stati Uniti: un silenzio insolito, se si considera l’episodio dello scorso mese tra Alaska e Washington, ma che appare coerente con il pubblico cinese cui era destinato il messaggio.
Dopo aver reso tributo al padrone di casa, Xi Jinping – definito "un autentico leader di una grande potenza, dotato di ampia visione strategica", e aver celebrato i rapporti economici tra Mosca e Pechino, ormai a un livello "senza precedenti", Putin ha introdotto il concetto di "Maggioranza globale". Con questa espressione ha descritto la massa critica di un ordine multipolare che il Cremlino auspica da tempo: "Russia e Cina – ha dichiarato – condividono vasti interessi comuni e una sorprendente convergenza di vedute su temi cruciali. Siamo uniti dall’obiettivo di edificare un sistema mondiale equo e multipolare, con attenzione speciale ai Paesi della Maggioranza globale".
Il presidente russo ha quindi indicato il terreno su cui dovrebbe avviarsi la trasformazione, se non la rottura, degli equilibri di potere. Citando in maniera sottile la risoluzione Onu del 4 dicembre 2024 sullo sradicamento del colonialismo. "Eurasia senza Occidente: la Cina mostrerà un mondo nuovo" titola Ria Novosti, inaugurando il viaggio dello zar. Un manifesto in cui si definisce "dissenso" la rottura con l’Occidente, e in primis con gli Stati Uniti, accusati di essersi autonominati garanti della sicurezza globale. Washington, sostiene l’editoriale, ha perso da tempo la sua egemonia coloniale in Asia, ma continua a esercitare influenza, alimentando rivalità regionali e, talvolta, contrapposizioni aperte.
Il Cremlino, dal canto suo, sottolinea le ferite storiche condivise con Pechino. "Non dimenticheremo mai l’eroica resistenza cinese", ha affermato Putin, criticando la revisione occidentale dei risultati della Seconda guerra mondiale. Nel frattempo, Putin si prepara a recitare un ruolo centrale al vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai a Tianjin, accanto ai leader di India, Iran e Turchia: una sorta di assemblea generale del “Sud globale”. Seguirà la parata in memoria dell’ottantesimo anniversario della vittoria cinese nella Seconda guerra mondiale.
Intanto, il leader cinese tesse le sue trame con l'omologo indiano. Xi e Narendra Modi, incontratisi oggi a Tianjin, si sono impegnati a risolvere le controversie sui confini e a rafforzare la cooperazione. Modi è alla sua prima visita in Cina dopo il peggioramento delle relazioni fra i due Paesi a seguito dei sanguinosi scontri al confine fra soldati cinesi e indiani nel 2020.
Nel suo discorso di apertura, Modi ha affermato che le relazioni con la Cina hanno preso una "direzione significativa"; Xi, dal canto suo, ha dichiarato che spera che l'incontro "rafforzi ulteriormente" e "promuova lo sviluppo sostenibile, sano e stabile delle relazioni bilaterali".