
Quello di John Brzenk è un nome che vibra come un tuono freddo nelle ossa degli avversari: è un dolore che si incunea dalle cavità dei loro polsi dolenti. Il motivo è limpido: John è, semplicemente, il più grande campione di sempre a braccio di ferro. Nasce a McHenry il 15 luglio 1964 ed è destinato già dall’infanzia all'ereditarietà dei mestieri: figlio di un campione della specialità, impara a lottare con le dita e con la volontà da quando ha appena cinque anni.
John è più forte anche delle sfighe: una frattura al braccio nell’adolescenza – rimediata sfidando un amico del padre – non frena la sua ascesa, ma forgia un tendine che sarà il segreto del suo dominio. A 16 anni debutta ufficialmente negli incontri veri, guadagnandosi presto il soprannome di “Giant Crusher”, Schiacciasassi di giganti, capace di abbattere sfidanti il doppio più robusti di lui. Quando diventa maggiorenne, nell’anno cruciale del 1983, conquista il titolo di campione del mondo in diretta tv, consacrando un talento che già muove con la disinvoltura di un veterano.
Negli anni seguenti, pur sprovvisto dei muscoli ipertrofici degli altri – i suoi avambracci misurano “solo” 40,5 cm il destro e 34,4 cm il sinistro, la statura si aggira intorno a 1,86 m e il peso tra i 90 e i 102 kg – domina la scena con un carisma e un'efficacia dilaganti. Così nel 1994 vince addirittura quattro titoli mondiali nella categoria pesi massimi, aggiungendosi un altro soprannome: “Superman”, l’uomo d’acciaio piegato con un sorriso sul tavolo degli incontri. La sua diventa così una carriera assolutamente longeva: in più di quattro decadi di sfide in giro per il mondo, su cinque continenti — si stima che abbia sollevato oltre 500 titoli, un record che lo rende il più vincente mai esistito nella storia della specialità.
Quasi imbattuto, John ha conosciuto soltanto pochissime sconfitte — tra cui quelle ormai in età avanzata contro Alexey Voyevoda e Devon Larratt, quest’ultimo stella canadese del braccio di ferro. Ma c'è un altro aspetto di lui che stupisce: nonostante il successo conseguito continua a lavorare come meccanico per Delta Air Lines, un impiego “normale” che gli lascia tempo e spazi per concedere al suo braccio il meritato riposo e tornare ogni volta più letale.
La sua leggenda ha attraversato anche il grande schermo: un cameo non accreditato in “Over the Top” con Sylvester Stallone lo immortalò, anche se non fu scelto per il ruolo da sfidante finale a causa dell’aria da bravo ragazzo. La sua storia è stata raccontata nel documentario “Pulling John”, che segue gli ultimi quattro anni della sua carriera in giro per tornei internazionali. L'obiettivo della telecamera si stringe su questo atleta normale che, fin dall’inizio, ha fondato la sua supremazia non sul look dei bodybuilder ma su tecnica chirurgica, strategia e tecniche di respirazione, diventando per esperti e tifosi il G.O.A.T.
— il Greatest of All Time, come recita l’etichetta che gli è stata affibbiata. Di recente è tornato per sfidare i più giovani, dimostrando che lo spirito del campione non si estingue mai. Semplicemente, il braccio di ferro definitivo.