Adesso il caldo fa male come alcol e fumo

"Le ondate di caldo fanno invecchiare come fumo e alcol" dopodiché si spiega che secondo un epidemiologo di Hong Kong il caldo accelera l'invecchiamento e peggiora potenzialmente la salute, questo in misura paragonabile al fumo o al consumo regolare di alcol

Adesso il caldo fa male come alcol e fumo
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Da qualche decennio si pubblicano degli studi "scientifici" il cui unico scopo è appunto farsi pubblicare, ergo ottenere un'attenzione mediatica che fatica sempre più a distinguere tra cosiddetta "junk science" (scienza spazzatura) e ricerca scientifica davvero degna di nota. Lo annotiamo a margine dell'ultima escogitazione di "Nature climate change", un sotto-sito di "Nature" che pure sarebbe una rivista seria: dice, lo studio, che "Le ondate di caldo fanno invecchiare come fumo e alcol" dopodiché si spiega che secondo un epidemiologo di Hong Kong il caldo accelera l'invecchiamento e peggiora potenzialmente la salute, questo in misura paragonabile al fumo o al consumo regolare di alcol.

Non c'è neanche da dettagliare più di tanto, e non c'è niente che probabilmente non sapevate già, o che non sia riassumibile nelle solite battute: che hanno scoperto che si muore perché si vive e che la vita è una malattia terminale. Potremmo divertirci a contro-argomentare che il freddo fa più morti del caldo (lo spiegava uno studio di "Lancet" del 2024: 4,5 milioni di decessi, nove volte di più di quelli per il caldo) o spiegare, ancora, che è sufficiente nascere, in questa vita, per avere una probabilità su tre di avere un tumore, e che le due prime causa di morte, nel Pianeta, sono la respirazione e soprattutto l'alimentazione. Si parla, a proposito, di tutta l'alimentazione, buona o cattiva: c'è una parte del mondo che non riesce a mangiare e ce n'è un'altra che non riesce a non farlo, tanto che leggiamo libri e guardiamo programmi televisivi che parlano di cucina (che servono a ingrassare) e poi passiamo dal dietologo (perché dobbiamo dimagrire) e non passa giorno senza che un'alterata percezione del rischio, più in generale, venga trasformata in causa di morte e tenda a inglobare anche le dimensioni comportamentali della nostra vita.

Nel caso della respirazione potremmo ricordare che secondo Eurostat, nel nostro Continente, l'aspettativa di vita è più alta proprio nelle due zone in cui l'inquinamento risulta peggiore, ossia nella Pianura Padana e in Trentino, ma dove, pure, c'è maggior ricchezza e attenzione alla prevenzione.

Ma forse il punto non è neanche questo: il punto è che questa somma di campagne "scientifiche" e mediatiche su tutto, e che decidono i prossimi nemici della nostra salute (fumo, alcol, cibo, ora anche il caldo) tendono sempre e comunque a colpevolizzare l'uomo e i suoi stili di vita: e lo scriviamo ora che persino l'aumento globale delle temperature, per varie e perverse ragioni, viene mediamente attribuito a colpe dell'uomo moderno, con ciò tralasciando un decente senso delle proporzioni e, soprattutto, un prevalente coefficiente di fattori congeniti ed ereditari nella contrazione di qualsivoglia patologia umana. È questo, sul principio di realtà secondo il quale la prima causa di morte resta la vita, che ci pare manchi una corretta informazione, scientifica o meno.

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