"È in affanno, ha sottovalutato". Nel M5S scoppia la bufera contro Conte

Mugugni e irritazione nel gruppo grillino. Vincenzo Spadafora non si nasconde: "È indietro rispetto al progetto iniziale, ha sottovalutato la complessità della gestione del Movimento"

"È in affanno, ha sottovalutato". Nel M5S scoppia la bufera contro Conte

Insofferenze, mal di pancia e lamentele continuano a colpire il Movimento 5 Stelle. Il progetto di rifondazione e di rilancio targato Giuseppe Conte non ha ancora mostrato i suoi effetti. Anzi, i primissi risultati arrivati sono stati negativi: prima il flop alle elezioni amministrative, poi il caos per la designazione del capogruppo al Senato. Un mix di inciampi che non ha affatto reso facile una situazione già di per sé ingarbugliata. Così l'irritazione viene confermata anche pubblicamente: l'ultimo a farlo è stato Vincenzo Spadafora, che non ha fatto mistero dei ritardi accumulati dal nuovo leader grillino e delle problematiche interne al gruppo pentastellato.

Conte nel mirino del M5S

L'ex ministro dello Sport, intervenuto ai microfoni di 24 Mattino su Radio 24, ha riconosciuto che Conte sta portando avanti "un lavoro non facile", anche perché ha ereditato una realtà politica che negli ultimi mesi non ha fatto altro che spaccarsi e mostrare tutte le proprie fragilità. Ma al tempo stesso non ha nascosto come l'ex premier sia "un po' in affanno rispetto al progetto iniziale e alla spinta iniziale che voleva imprimere già dai primi giorni della sua presidenza".

Ma cosa c'è alla base di questa fase? Perché Conte si trova indietro rispetto alla tabella di marcia che inizialmente aveva fissato? Spadafora ritiene che l'ex presidente del Consiglio adesso "si stia rendendo conto che gestire un movimento politico non è cosa semplice". E ha detto chiaramente che "Conte ha sottovalutato la complessità della gestione di una forza politica in generale ed in particolare del Movimento 5 Stelle che veniva da un periodo assolutamente difficile". Non solo: sarebbe illusorio pensare che aver occupato la poltrona di Palazzo Chigi sia il requisito unico per svolgere questo nuovo ruolo, che in realtà "è molto diverso".

Insomma, all'avvocato è arrivata una bella strigliata: bisogna accelerare, finirla con gli slogan propinati in televisione e passare concretamente ai fatti per evitare di perdere quel poco di consenso rimasto. Proprio per questo motivo il M5S cercherà di arrivare a fine legislatura, evitando il voto anticipato.

Il prossimo ostacolo

Le prossime insidie per il Movimento 5 Stelle sono tante. E ovviamente preoccupano l'ambiente grillino. Ma all'orizzonte c'è un appuntamento (tutto interno) che rischia di scatenare una lotta tra correnti alla Camera. Anche qui Conte ha ingoiato l'ennesimo rospo: nonostante il pressing per anticipare le procedure di voto per affrontare la partita del Quirinale con un direttivo nella pienezza delle sue funzioni, è stato deciso che il capogruppo uscente resterà in carica fino a dicembre.

A Montecitorio la sfida è tanto complicata quanto determinante per gli equilibri interni al M5S: l'uscente Davide Crippa, legatissimo a Beppe Grillo, gode di ampi consensi e potrebbe essere riconfermato. Magari Conte potrebbe puntare a sostituirlo con Alfonso Bonafede, ex ministro della Giustizia, ma la possibilità di incassare un'altra sconfitta è motivo di forte riflessione sulle mosse da intraprendere.

Qui il fuoco amico si fa sentire. Se da una parte Spadafora ci ha messo la faccia e ha evidenziato le criticità del Movimento, dall'altra pare che proprio lui starebbe indossato gli abiti di "grande tessitore" per un Crippa-ter: stando a quanto riferisce l'Adnkronos, Spadafora starebbe "lavorando sottotraccia" per una ricandidatura di Crippa.

L'intenzione sarebbe quella di "raccogliere il consenso più ampio possibile" attorno all'attuale capogruppo, così da arrivare alla partita di dicembre con numeri solidissimi. Ma il tutto rischia di diventare un regolamento (politico) di conti sulla pelle del Movimento.

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