Afrim riabbraccia il figlio, rapito dalla mamma che lo voleva soldato Isis

Il bimbo, figlio di due albanesi di Barzago, era stato portato in Siria dalla donna radicalizzata

Milano - Suo padre Afrimm, muratore della provincia lecchese, non ha mai mollato. Quel figlio di 11 anni, rapito cinque anni fa dalla madre che l'ha portato con sé in Siria dove si è arruolata nell'Isis, l'ha cercato fin nelle terre dell'ormai dissolto Stato islamico. Il piccolo finalmente è stato ritrovato e atterrerà questa mattina a Fiumicino. Secondo gli inquirenti, la mamma è morta in un'esplosione.

La famiglia albanese risiedeva a Barzago, non lontano da Lecco. Valbona, casalinga di 37 anni per anni ben integrata, si era poi radicalizzata attraverso internet e nel dicembre 2014 era fuggita per fare la foreign fighter accanto agli jihadisti. Portò con sé l'ultimogenito e abbandonò le due figlie più grandi e il marito. Il bambino aveva sei anni, era nato e cresciuto in Italia. Per anni si erano perse le tracce sue e della madre, anche se il papà ha sempre continuato a chiedere e ricevere informazioni. In uno dei pochi contatti con il piccolo, quest'ultimo gli diceva: «La mamma si è vestita come un ninja. Qui ho paura». Le ricerche sono state attivate dal gup di Milano Guido Salvini, davanti al quale pende un procedimento contro la donna. È accusata di terrorismo internazionale, sequestro di persona e sottrazione di minore nell'inchiesta coordinata dal pm Alessandro Gobbis e dal capo del pool anti terrorismo Alberto Nobili. Risultando l'imputata irreperibile, il giudice ha di volta in volta rinviato le udienze. Sollecitando allo stesso tempo nuove ricerche, in particolare dopo la caduta dell'Isis. L'insistenza ha dato frutti e le indagini del Ros dei carabinieri e dello Scip della polizia sono approdate all'«area orfani» del campo profughi di Al Hol, al confine siriano con il Kurdistan iracheno. Si tratta di un insediamento controllato dai curdi e gestito da personale dell'Onu che in questo momento ospita circa 70mila persone. Tra loro molti figli e mogli di combattenti dell'Isis morti o in prigione. Già in un servizio delle Iene andato in onda a metà ottobre si era visto Afrimm riabbracciare il figlio. Il filmato mostra l'11enne che non riesce a camminare. Secondo gli inquirenti, Valbona voleva che anche il bambino, chiamato sotto il Califfato «Yusuf», diventasse un guerrigliero. Lo ha obbligato a frequentare un campo di addestramento, dove ha imparato «la lotta corpo a corpo e l'uso delle armi». Il piccolo nei giorni scorsi è stato prelevato dal campo in un'operazione cui hanno partecipato la Croce rossa e la Mezzaluna rossa. È poi stato portato all'ambasciata italiana a Beirut. Coinvolti anche il governo italiano e quello albanese.

La svolta nelle ricerche è arrivata l'estate scorsa. Come messo a verbale a settembre da un funzionario del Ros davanti al gup Salvini (la prossima udienza è fissata per il 27 novembre), l'11enne «ricorda di avere vissuto in Italia e di avere due sorelle», anche se non parla quasi più italiano. Dopo le prime notizie sulla sua presenza ad Al Hol al padre è stata mostrata una foto del piccolo. Ha faticato a identificarlo, perché era molto cresciuto, infine ha confermato: «Riconosco un difetto dell'orecchio», lo stesso che aveva il figlio. Il bambino ritrovato sarà sentito dal giudice come testimone in audizione protetta. Nella giornata di ieri sono arrivati molti messaggi che hanno accolto con gioia la notizia del suo ritorno in Italia. «Lo aspettiamo al Pirellone per poterlo abbracciare insieme a suo padre e alle sorelle», ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Alessandro Fermi.

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