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Un aiuto nelle guerre e i rapporti di forza. Ma Xi vuole da Putin uno sconto sul gas

Lo Zar sbarca a Pechino per ottenere appoggi dall'alleato. La Cina resta fredda

Un aiuto nelle guerre e i rapporti di forza. Ma Xi vuole da Putin uno sconto sul gas
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Un'agenda molto fitta che si scrive e si sovrascrive tra l'ufficiale e l'ufficioso. Il leader russo Vladimir Putin è atterrato a Pechino per la due giorni di visita a casa Xi Jinping dove chiederà sostegno in un momento complicato per sé e per il suo Paese.

Primo punto in agenda il tentativo dello Zar di convincere Pechino a portare a termine il progetto del gasdotto Power of Siberia 2, attualmente in fase di stallo. Il percorso proposto attraverso la Mongolia consentirebbe il trasporto annuale di 50 miliardi di metri cubi di gas naturale russo dalla penisola di Yamal alla Cina settentrionale ma da quanto trapela Pechino non avrebbe nessuna intenzione di proseguire nel progetto. Da quanto trapela, Gazprom ha presentato un'offerta di prezzo del gas molto vantaggiosa, ma la parte cinese intende acquistare gas a un prezzo simile a quello del mercato interno russo. Una differenza sostanziale: quei 50 dollari per mille metri cubi di valutazione sono un prezzo circa 12 volte inferiore a quello attuale europeo e cinque volte inferiore al prezzo che la Cina paga attualmente. Evidentemente una mediazione sul tema è assai complicata e chiarisce, oltre ogni altra discussione, quali siano i rapporti di forza tra le due potenze.

Sul tavolo, anche la discussione su questioni internazionali che saranno affrontate tra la classica cerimonia del tè e i colloqui tra le delegazioni di cui fanno parte ministri ma anche imprenditori di spicco. Oltre alle tensioni in Medioriente, inevitabile la nuova richiesta di Putin di ricevere un aiuto concreto nel conflitto ucraino con Xi che rimane fermo nella sua posizione ambigua e di convenienza: sostegno a parole e magari in parte economico ma nessun intervento diretto per non inimicarsi nessuno in Occidente e preservare le proprie relazioni economiche. Che sia un momento delicato per Putin lo dicono anche gli analisti americani secondo cui le forze militari ucraine hanno guadagnato nelle ultime settimane un vantaggio tattico e tecnologico sui militari russi che di fatto da alcuni mesi sono rimasti bloccati. "La guerra per Mosca sta andando male, ma non male abbastanza da forzare la mano del presidente Putin", dicono a Washington ed è facile pensare che Xi cercherà piuttosto di convincere Putin che un accordo onorevole può essere la via d'uscita migliore. "Speriamo che il presidente Xi esorti il presidente Putin a porre fine a questa guerra in Ucraina, che non può vincere", ha detto il cancelliere tedesco Merz. Mentre Pechino ha tenuto a smentire la voce secondo cui Xi avrebbe detto a Trump, in occasione del faccia a faccia della scorsa settimana, che Putin potrebbe rimpiangere la decisione di invadere l'Ucraina. Dichiarazioni smentite anche dallo stesso tycoon.

Ma che le intenzioni dello Zar non siano votate alla prudenza, lo dimostrano le nuove esercitazioni nucleari strategiche iniziate ieri ufficialmente per "rispondere alle minacce esterne". Le manovre coinvolgeranno per tre giorni 64mila militari e 7.800 mezzi e prevedono il lancio di missili balistici e da crociera in diversi distretti militari russi.

Aerei, navi e sottomarini, prenderanno parte alle esercitazioni, che vedranno coinvolte anche le flotte russe del Nord e del Pacifico. Coinvolte anche le fedelissime forze bielorusse. Ma l'attenzione è tutta su Pechino: oggi il faccia a faccia che, piaccia o no, tiene il mondo col fiato sospeso.

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