Allarme peste suina, allevamenti a rischio "Danno miliardario"

Cinghiali infetti: in 114 comuni stop a caccia e trekking. Svizzera e Cina vietano l'import

Allarme peste suina, allevamenti a rischio "Danno miliardario"

Ci mancavano solo la «variante africana» dei cinghiali infetti. La peste suina rischia ora di far chiudere gli allevamenti, facendo perdere all'Italia 20 milioni al mese di export. Tanto che l'Assica (l'associazione dei produttori di salumi) ha già lanciato l'allarme: «Bisogna che il governo adotti le misure necessarie per arginare il fenomeno e difendere il principio di regionalizzazione senza penalizzare l'intero Paese». Facile a dirsi, complicatissimo a farsi. Intanto si va alla ricerca delle cause del fenomeno. Le ipotesi sono varie. Compresa quella legata all'attività venatoria che le istituzioni non hanno bloccato per tempo, anche se la peste suina circola in Europa e in Asia da mesi. Solo ieri i ministri coinvolti, Roberto Speranza (Salute), e Stefano Patuanelli (Agricoltura) hanno firmato un'ordinanza per frenare l'epidemia. Viene stabilito il divieto di caccia (salvo quella selettiva al cinghiale) e di altre attività all'aperto nella zona ritenuta infetta: 114 Comuni di cui 78 in Piemonte e 36 in Liguria, dopo i casi recentemente riscontrati in un esemplare di ungulato nel comune di Ovada (Alessandria) oltre che in due carcasse di cinghiale nel comune di Fraconalto (Alessandria) e in quello di Isola del Cantone (Genova). Nella zona inoltre sono vietate «la raccolta dei funghi e dei tartufi, la pesca, il trekking, il mountain biking e le altre attività che, prevedendo l'interazione diretta o indiretta con i cinghiali infetti o potenzialmente infetti, comportino un rischio per la diffusione della malattia».


La patologia, contagiosa per maiali e cinghiali (non trasmissibile all'uomo), negli scorsi mesi ha già imposto uno stop alla produzione di carne suina in Cina a causa di un focolaio che ha richiesto, oltre all'abbattimento di milioni di capi, di rivolgersi all'export per colmare la domanda interna con salumi e carne provenienti da Paesi stranieri, tra cui l'Italia. Ora con la diffusione nel nostro Paese lo stop all'export di prodotti derivati da carne suina proprio dalla Cina e da altri Paesi asiatici come Giappone e Taiwan, a cui si aggiungono per ora anche Kuwait e Svizzera. Lo stop per il momento sembra essere circoscritto alle nazioni appena menzionate, ma il rischio è di un effetto-domino. Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, è perentorio: «È necessario agire con la massima tempestività per la protezione degli allevamenti. Cuore del problema legato alla peste suina, la proliferazione della popolazione di cinghiali che sarebbe stato meglio contrastare preventivamente».


Ma molto probabilmente è proprio a causa della caccia al cinghiale, non regolamentata o bloccata per tempo dalle istituzioni nonostante la diffusione del virus in Europa, che la peste suina sta ora preoccupando in Italia. Ne è certa e si batte da tempo per sensibilizzare il pubblico a riguardo la giornalista Sabrina Giannini, che su Instagram scrive: «La caccia non soltanto veicola virus aviari, ma anche quelli della peste suina africana con la caccia al cinghiale».
«In Italia - si spiega sul sito ilsole24ore - focolai di peste suina sono stati registrati nel recente passato in Sardegna e in alcune circoscritte aree del Mezzogiorno.

Tuttavia e non senza difficoltà è stato nel tempo possibile dimostrare come questi casi siano tutto sommato circoscritti e quindi ad evitare restrizioni da parte di altri paesi importatori. Ma adesso la situazione rischia di essere più insidiosa».

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