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Allarme terrorismo a Milano. Nel mirino il centro pro Khamenei

Indagati per terrorismo due iraniani legati alla moschea sciita: "Accertare l'esistenza di un'organizzazione per reprimere il dissenso con le intimidazioni"

Allarme terrorismo a Milano. Nel mirino il centro pro Khamenei
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Qualcosa sta cambiando anche nei confronti dei militanti pro Pasdaran, che hanno sempre ritenuto di poter godere di una certa impunità in Italia. La prova ultima del fatto che le nostre forze dell'ordine siano invece estremamente attive anche su quel fronte, è la perquisizione effettuata giovedì dai carabinieri del Ros nei confronti di due iraniani che frequenterebbero il centro islamico Imam Ali, lo stesso in cui nel marzo del 2026, come rivelato da Il Giornale, avevano commemorato la morte di Ali Khamenei, ucciso nel conflitto tra Usa, Israele e Iran. Occasione in cui c'erano donne interamente velate da lenzuola, la gigantografia del terrorista, e tenuti sermoni in suo onore. Come si legge nel decreto di perquisizione, i due sono indagati perché "in esecuzione del medesimo disegno criminoso, si associavano allo scopo di commettere una serie indeterminata di atti di violenza con finalità di terrorismo", ricorrendo "sistematicamente a minacce e intimidazione ai danni di cittadini iraniani e italiani di origine iraniana ritenuti dissidenti rispetto alla politica interna e internazionale adottata dalla Repubblica Islam iraniana". Si fa riferimento a plurime azione violente, lesive dell'ordine pubblico e dell'incolumità fisica di più persone. E si sottolinea come hanno arrecato "un grave danno allo Stato italiano e sono state compiute allo specifico scopo di intimidire l'intera comunità iraniana, ritenuta dissidente rispetto alla linea governativa ufficiale", ovvero la teocrazia.

Hanno realizzato ciò che riesce meglio ai fan della Repubblica Islamica, ovvero azioni che hanno determinato un crescente clima di timore per la stessa incolumità dei dissidenti del regime e per i loro familiari

Uno dei due, il 35enne, è anche indagato per aver gravemente minacciato di morte una dissidente, mentre il 46enne perché con più azioni facenti parte di un unico disegno criminoso, minacciava un altro dissidente utilizzando un tramite ancora non identificato. Tra gli elementi presenti nelle carte anche la denuncia di una dissidente, colpevole secondo loro, di aver collaborato con una tv oppositrice e per questo le hanno detto: "Tu sei condannata alla confisca dei beni e alla morte". E la ragazza specifica che si stavano riferendo alle trasmissioni 4 di Sera e Dritto e Rovescio condotte da Paolo del Debbio su Mediaset. Ma anche quella di un'altra oppositrice, il cui volto è comparso in più occasioni sul profilo di uno dei due indagati e che si è ritrovata sul citofono scritte come "noi siamo ai tuoi ordini Khamenei". Gli accertamenti investigativi hanno permesso di delineare un orientamento pro regime da parte degli indagati e un disprezzo verso i dissidenti iraniani presenti in Italia. Ma, oltre ciò, gli inquirenti ritengono "necessario accertare l'esistenza dell'operatività di un'organizzazione finalizzata a reprimere il dissenso attraverso intimidazioni verso i parenti oggi residenti in Iran". Ad analizzare la portata dell'operazione è il noto esperto di terrorismo Giovanni Giacalone, che sottolinea come si tratti di un'inchiesta che rappresenta "un duro colpo anche per il regime iraniano visto che sono coinvolte delle sue pedine. Non dimentichiamo che all'Imam Ali è stato presentato il libro biografico di Qasem Soleimani, alla presenza del console e dei due principali esponenti del centro islamico sciita Imam Mahdi di Roma, Marco Hosein Morelli e Damiano Abbas di Palma. Durante le ultime celebrazioni di Ramadan è anche stata fatta propaganda con tanto di presentazione di immagini di bambini indicati come uccisi da USA e Israele".

Questo significa che non si tratta soltanto di un luogo di culto, ma di un vero e proprio strumento di propaganda nelle mani del regime iraniano". Il luogo in cui ogni anno viene celebrato l'anniversario della rivoluzione khomeinista e la cui sede gemella si trova a Roma, oggi è finalmente citata nella coraggiosa indagine del pm Alessandro Gobbis.

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