Giangaetano Bellavia, commercialista, 71 anni, da molto tempo lavora come consulente per molte Procure. Nella scorsa primavera balzò all'attenzione di giornali e tv per una vicenda di file (con documenti delle Procure) trafugati dal suo ufficio. Fu messo sotto indagine, ma lui ha sempre proclamato la sua estraneità ai fatti. Bellavia però non collabora solo con le Procure, ma ha anche molti altri clienti. Tra i quali la trasmissione di Rai 3, Report, condotta da Sigfrido Ranucci, vittima qualche mese fa di un attentato. Ora si scopre che il mandante potrebbe essere Valter Lavitola, personaggio finito tante volte nelle cronache giudiziarie, per i ricatti a Berlusconi, per la compravendita di senatori, per la sua latitanza in Bulgaria e poi il soggiorno in carcere. Di lui si dice: È un faccendiere".
Dottor Bellavia, lei è sorpreso dalla notizia che Sigfrido Ranucci era amico di Walter Lavitola?
"Sopreso? Allibito!".
Perché?
"Ma scusi, lei, giornalista di inchiesta, diventerebbe con facilità amica di un notissimo faccendiere?".
Però la notizia è certa. L'ha dichiarato lo stesso Ranucci. Ha detto: "Siamo amici fraterni"..
"Certo, uno gli amici li sceglie come vuole. Però noi poi abbiamo il diritto di sorprenderci".
Di questa vicenda che idea si è fatto?
"Sono molto stranito".
Perché?
"Ognuno sa quanto sia difficile il lavoro di un giornalista investigativo. Ranucci però non lo è più. Dirige un programma televisivo molto complesso. Non è lui che fa giornalismo investigativo, ha una redazione di almeno 25 persone, credo, e sono loro che fanno la ricerca, le indagini".
Come funziona il loro lavoro?
"Il meccanismo è questo: c'è una mail, la gente comune scrive lì e segnala dei casi. Ne arrivano migliaia, poi la redazione seleziona e ne tira fuori magari 100 che sembrano le più interessanti. A quel punto è Ranucci che sceglie tra queste e decide su quali bisogna lavorare".
L'inchiesta poi la fanno gli autori?
"Si, qualcuno ancora fa inchiesta, combattendo con le esigenze della cronaca, dell'attualità e di solito ricacciano indietro le inchieste vere".
Ranucci però di solito sceglie le inchieste a sfondo politico?
"Si, sceglie quelle".
Anche in modo un po' unilaterale. Quasi sempre contro la destra
"Molto unilaterale".
Cos'è che tralascia?
"Per esempio, lei ha mai visto un'inchiesta sulla magistratura?".
No, non mi pare.
"Ecco, appunto. Si chieda perché. Di temi per inchieste sulla magistratura ce n'è quanti ne vuole. Ci sono cose spaventose da raccontare. Invece, su Report, silenzio".
Cosa è che non le piace nella magistratura?
"Tante cose. Una di queste è il fatto che è diventata troppo mediatica. Io dico, per esempio, che non si può massacrare, nel modo in cui abbiamo visto, la famiglia di una ragazza uccisa. Le notizie per il massacro mediatico chi le ha fatte uscire? Chi le ha date ai giornalisti? La magistratura".
Torniamo all'attentato. Cosa ha pensato quando è scoppiata la bomba?
"Ho pensato: mah, che cosa strana".
Perché?
"Non capisco che senso possa avere l'attentato a Ranucci. Non vedo quale possa essere lo scopo ad un giornalista della Rai".
Lei è amico di Ranucci?
"Lo conosco da vent'anni, perché è da allora che ho rapporti di collaborazione con Report. Ma i rapporti stretti li avevo con la Gabanelli e poi coi vecchi autori. Di loro non dico che sia amico ma sono un forte conoscente. Ranucci lo conoscevo come autore prima che prendesse il comando".
Non c'era amicizia?
"Una conoscenza".
E lei sapeva dell'amicizia di Ranucci con Lavitola?
"Assolutamente no, ma non lo sapeva nessuno".
Con Ranucci vi siete mai incontrati fuori del contesto lavorativo?
"Quando veniva a Milano, a volte, mi chiamava per un aperitivo. Mai soli: con la scorta".
Ci ha mai parlato dopo l'attentato?
"No. Gli ho solo scritto un messaggio di solidarietà".
Chi poteva avere interesse a colpire Ranucci?
"Non ne ho la minima idea, non se lo spiega nessuno quell'attentato".
Potrebbe entrarci la camorra?
"Oddio, gli autori materiali erano camorristi. I mandanti non lo so".
Lui ha dichiarato: "Ogni due settimane vado a mangiare da Lavitola". C'è contraddizione tra il moralismo che Ranucci mostra in tv e il suo comportamento?
"Qualche contraddizione c'è. Ho visto che il direttore Corsini ha fatto dichiarazioni pesanti su Ranucci".
Condivisibili?
"Direi di si".
Si è mai fatto un'idea sul perché sempre inchieste solo sulla destra?
"Il perché non lo so e non lo sanno neanche gli autori. Decide Ranucci, non loro. Il fatto che sia così è noto. È un anno che mi chiedo: Ma Ranucci si prepara a scendere in politica?. Sai, tra un anno va in pensione".
In politica candidato con chi?
"Chissà! Forse coi Cinque stelle".
Ranucci ha dei confidenti dentro Report?
"No, nessuno sapeva di Lavitola".
L'amicizia con Lavitola lo squalifica?
"Sì, parecchio.