Altra fuga verso Sud, stop ai treni notturni "Spostatevi solo se è indispensabile"

Sono tra noi, zombie della quarantena collettiva, alleati del coronavirus, disobbedienti del contagio che contano sulla tradizionale indulgenza che questo Paese da sempre riserva a chi infrange la legge. Viaggiano con ogni mezzo verso aree considerate meno a rischio, oppure continuano a fare la vita di sempre contando di cavarsela in un modo o nell'altro. Sono quelli che potrebbero vanificare gli sforzi fatti da tutti gli altri per limitare la diffusione del Covid-19.

Per esempio ci sono i treni del contagio. Che continuano a viaggiare, anche se on sempre minore frequenza e sempre meno affollati. E trasportano gente potenzialmente infetta che potrebbe «nazionalizzare» il coronavirus, provocando quella diffusione massiccia al Sud che ancora non c'è stata ma che se ci fosse si scontrerebbe con sistemi sanitari molto meno attrezzati di quelli di Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto a fronteggiarla. Per questo i governatori delle regioni del Sud sono in ansia.

Le scene certo non sono quelle bibliche documentate lo scorso fine settimana, con l'assalto ai treni notturni alla stazione Porta Garibaldi di Milano, il flusso è meno clamoroso ma costante, anche se la Polfer non fa allarmismo: «Non abbiamo visto né treni pieni, né assalti ai treni, che anzi si sono ridotti di molto, da grandi numeri siamo a piccole quantità di persone che viaggiano», dice Girolamo Fabiano, dirigente Polfer della Lombardia. Venerdì nelle stazioni milanesi sono state controllate 3957 persone e solo 18 sono state denunciate per inosservanza delle disposizioni del decreto del governo che ieri ha lanciato un nuovo appello: «Serve uno sforzo in più -dicono fonti di Palazzo Chigi- spostatevi solo per motivi indifferibili».Molti riescono a dribblare i controlli. Per questo la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, ha cancellato da ieri i treni notturni dei potenziali «untori». E pure la Sardegna si è blindata: chiusura ordinaria dei collegamenti da e per il resto dell'Italia.

Misure che non soddisfano chi governa le regioni del Sud e sa bene che gli ospedali andrebbero presto in tilt. Michele Emiliano, presidente della Puglia, «sputtana» così i suoi corregionali disobbedienti: «Di nuovo - scive su Facebook - ondate di pugliesi che tornano in Puglia dal nord. E con loro arrivano migliaia di possibilità di contagio in più. Avrete probabilmente esibito ai soldati alla stazioni le vostre legittime autocertificazioni sulla motivazione del vostro ritorno, spero che abbiate le mascherine e che teniate la distanza di un metro l'uno dall'altro in treno. Fatto sta che ci state portando tanti altri focolai di contagio che avremmo potuto evitare». Emiliano insiste: «Vi ricordo che appena arrivate dovete richiudervi in casa per 14 giorni e che dovete stare lontani da genitori, fratelli, nipoti, amici, nonni e malati che rischiano di morire se contagiati. E dovete anche dichiarare la vostra presenza sul sito della Regione Puglia». In Puglia sono 16,545 le autosegnalazioni avvenute dal 29 febbraio di persone ritornate da Lombardia e dalle 14 province inizialmente «blindate», 3mila solo negli ultimi due giorni. Brancolano nel buio invece in Sicilia, dove il governatore Nello Musumeci ammette: «Ci ha allarmati la notizia del rientro di tanti cittadini dal nord, non sappiamo quanti».

I disobbedienti agiscono in mille modi, raccontano balle o mezze verità. Solo nella giornata di venerdì il Viminale ha contato 157.271 persone controllate e 7218 denunciate, 6942 per violazione del Dpcm dell'8 marzo e 276 per false dichiarazioni a pubblico ufficiale. E tra i fuorilegge del decreto ci sono anche i commercianti, come quel gestore di un canapa shop che ha aperto il suo negozio in zona Nomentana, alla periferia Nord di Roma, pur non essendo le sue merci certamente tra quelle considerate essenziali (da qualcuno magari sì). Denunce anche - sempre a Roma - per tre ambulanti i cui banchi non garantivano «il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro e il contingentamento degli accessi».

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