Mohammad Hannoun e i suoi uomini hanno potuto contare, da anni su una rete di sostegno molto ampia, che va dal mondo parlamentare dei 5 Stelle e del Pd, passando per quello extraparlamentare, fino alle sigle di militanti pro Pal e non che oggi riempiono le piazze italiane.
Nonostante la nostra insistente richiesta di chiarimenti, dal partito di Giuseppe Conte non arrivano risposte sul perché si siano legati a un uomo che, stando alle accuse, rappresenta la cupola di Hamas in Italia. Il partito che ha fatto della trasparenza un mantra oggi ha forse eletto "silenzio" a parola dell'anno. Ed è piuttosto strano soprattutto se consideriamo che un loro ex esponente, ovvero Alessandro Di Battista, e un'attuale deputata, nonché membro della Commissione Antimafia, Stefania Ascari, sono citati nell'inchiesta della Procura di Genova, sia perché nominati dagli intercettati che perché parti attive in alcuni dialoghi.
Con Hannoun e il suo storico vice Sulaiman Hijazi, entrambi fatti entrare in Parlamento a più riprese, sono state tenute conferenze, eventi, videocall (è dell'ex pentastellato Manlio Di Stefano lo screenshot in cui si vedono loro chiacchierare su una delle varie piattaforme). Ma la Abspp, l'associazione tramite cui veniva presumibilmente girato il denaro dall'Italia ad Hamas, ha anche ospitato nelle sue missioni umanitarie Ascari e Di Battista, che hanno allegato sui loro social l'Iban dedicato.
La sua rete, però, il cui nuovo volto è l'Api (Associazione dei Palestinesi in Italia), conta su diversi sostenitori. Manifestazioni con cadenza settimanale in cui gridano slogan come "Palestina libera dal fiume fino al mare", che implica la distruzione dello Stato di Israele, insulti alla premier Meloni e all'esecutivo, ma anche eventi con Potere al Popolo, i sindacati di base, i Gpi che hanno organizzato una piazza il 7 ottobre a Bologna. E, ancora, il sostegno arriva dalle varie associazioni pro Pal, dal direttore del sito islamista "La Luce", ovvero Davide Piccardo, da suo padre Roberto Hamza Piccardo o dal predicatore islamico di Torino Brahim Baya, che di recente ha elogiato i missili iraniani definendosi una persona non pacifista.
Il fronte islamista, oramai, ha reso sempre più salda e manifesta la propria vicinanza con gli ambienti della sinistra, anche estrema: l'obiettivo è diventare sempre più decisivi quando si dovrà votare.
Lo si è visto con il referendum della giustizia, in cui imam e comitati islamisti si sono schierati per il No chiedendo di mandare a casa il governo Meloni senza mai entrare nel merito di alcuna questione.
Ed è lì che avviene la saldatura con i Carc, il Nuovo Partito Comunista, le sigle Osa e Cambiare Rotta, con cui si riuniscono tra piazze e assemblee.
Ma quello che in molti non hanno ancora capito del progetto dell'islam politico messo in atto dalla fratellanza musulmana è l'ultima tappa: dopo aver preso anche solo un terzo del potere cercheranno, senza esclusioni, di camminare con le proprie gambe.
Dopo aver messo in piedi quel sistema assistenzialistico fatto anche di scuole, centri culturali che in molti hanno permesso che sorgessero, l'influenza culturale e poi normativa sarà sempre più difficile da invertire. E ci sono anche molti giudici che tutto ciò non lo hanno compreso, come dimostrano recenti decisioni.