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"Ancona a un passo dalla svolta storica. Ora in testa ma ogni voto sarà decisivo"

Il candidato del centrodestra: "Per trent'anni siamo stati indietro di venti punti, ma oggi la città ha capito che vuole il cambiamento"

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Ancona è l'unico capoluogo di Regione in cui si è votato il 14 e 15 maggio. Una storica roccaforte rossa che si è scoperta contendibile con Daniele Silvetti, avvocato e coordinatore provinciale di Forza Italia, che è riuscito a conquistare il ballottaggio. Un appuntamento a cui si presenterà partendo da una posizione di forza, visto che ha conquistato al primo turno il 45,11% dei consensi contro il 41,28% di Ida Simonella.

Esiste davvero la possibilità di conquistare Ancona?

«Di sicuro abbiamo colto un risultato storico, ma non vogliamo fermarci. Ci presentiamo al ballottaggio con un margine di quattro punti, solitamente stavamo sotto di venti punti o più. È un segnale forte alla città, dà il senso di qualcosa che sta maturando, dopo 30 anni di voti espressi in un'unica direzione».

Da dove vengono i consensi che l'hanno premiata?

«Oltre che dal centro storico tanti voti sono arrivati dalle frazioni, dai cosiddetti borghi, sono arrivati da quartieri popolari come Posatora o Torrette, molto popolosi e sotto stress, aree che un tempo erano roccaforti della sinistra. Questa trasversalità ci fa capire che il cambiamento dopo 31 anni di stagnazione è davvero voluto e desiderato».

C'è un'onda lunga del centrodestra nelle Marche?

«Ancona forse è po' un caso a sé. È una città dove l'elettorato è sempre stato un po' conservatore al rovescio. Una città laica che ha un certo retaggio storico, ha vissuto la settimana rossa e ha sempre fatto fatica a guardare oltre il centrosinistra. Oggi il desiderio di cambiamento è arrivato a maturazione».

La coalizione la sta sostenendo al meglio in vista del secondo turno?

«La collaborazione è ottima, c'è stato un raccordo eccellente fin dall'inizio. Abbiamo trovato subito l'unità e questo è stato un vantaggio, insieme alla capacità di coinvolgere un ampio panorama di liste civiche».

Su quale proposta ha puntato?

«Abbiamo presentato un programma con elementi di forte novità attraverso un linguaggio un po' diverso da quello del centrodestra tradizionale. Io sono anche presidente del parco regionale del Conero e credo moltissimo nel suo valore come fattore attrattivo. Ancona è un capoluogo di Regione che ha potenzialità enormi dal punto di vista turistico. Ho parlato di sostenibilità, accessibilità, tutela ambientale e inclusione sociale. E su questo ci misureremo con i competitor usciti di scena al primo turno. Spero ci sia possibilità di creare sinergie, almeno con gli ambienti che li hanno sostenuti».

Come immagina Ancona tra cinque anni?

«Al centro delle scelte strategiche delle Marche, una città che punti su uno sviluppo sostenibile del centro città, che sappia fare rete con la periferia e con le tante associazioni che concorrono a fare di Ancona un capoluogo. Oggi il Comune stanzia lo 0,12% del suo bilancio per il turismo, è chiaro che non c'è una visione. Ancona sta perdendo la sua identità, ha perso la radice storica anconetana, è anche per questo che ha perso competitività. Voglio confrontarmi in maniera aperta a 360 gradi su tutti i temi, sulla sicurezza come sull'inclusione sociale, con un approccio anche culturale, un approccio fondamentale per una città dove vivono 14mila stranieri su 98.500 abitanti».

Il centrodestra soffre al secondo turno. Si aspetta una partecipazione importante?

«Il fatto che il centrodestra sia avanti rappresenta una motivazione in più, ogni voto può essere utile e determinante. Altre volte magari si sono disertate le urne perché si aveva l'impressione di non poter ribaltare il risultato. E poi c'è la possibilità di un cambiamento vero. Una opportunità in qualche modo storica che non va sprecata».

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