Antimafia, sarà derby Gratteri-Melillo

Al pm calabrese dovrebbe essere preferito l'ex braccio destro di Orlando

Antimafia, sarà derby Gratteri-Melillo

È lui o non è lui? Oggi sarà Nicola Gratteri il nuovo capo della Procura nazionale antimafia, proprio il giorno in cui la riforma dell'ordinamento giudiziario approda in Commissione Giustizia al Senato?

Tra tre settimane saranno trent'anni esatti dalle stragi di mafia e dalla morte di Giovanni Falcone (colui che ebbe l'intuizione della Dia e della Dna) e Paolo Borsellino. Di mafia non si parla quasi più, perché ammazza solo la finanza. I mouse hanno preso il posto delle cartucce e del tritolo, ora i boss investono in cryptovalute e Nft per riciclare i proventi del narcotraffico e aggredire l'economia legale. «Ma Gratteri non è affatto l'erede di Falcone», dice al Giornale un inquirente che ha lavorato con lui e che ricorda ciò che il magistrato siciliano amava dire sulla cultura del sospetto e sul giustizialismo che tanti danni ha fatto a questo Paese: «È l'anticamera del khomeinismo».

Insomma, non sarebbe l'uomo giusto al posto giusto, dicono in tanti. A decidere sarà il Csm, lo stesso organismo che negò a Falcone la guida della Procura di Palermo, uccidendolo come magistrato prima che la mafia (e forse qualcun altro) decidesse di fare a brani il suo corpo. E dunque, cosa aspettarsi? «Pacta sunt servanda, i patti devono reggere fino in fondo», commenta chi conosce bene le dinamiche interne alle correnti nella magistratura, che la riforma e il referendum si illudono di spazzare via. E dunque Gratteri - che conta sui voti dei togati di Alternativa e Indipendenza, dei grillini come Fulvio Gigliotti e dei laici della Lega - dovrebbe trovarsi la strada sbarrata dal procuratore di Napoli Giovanni Melillo, già capo di gabinetto del ministro della Giustizia Andrea Orlando (Pd) nei governi dem Letta, Renzi e Gentiloni, più adatto a trattare con il Parlamento rispetto allo spigoloso e barricadero Gratteri perché più «politico». E che ha nei voti dei tre consiglieri di Unicost e dei vertici della Cassazione, il primo presidente Pietro Curzio e il pg Giovanni Salvi, e financo nel grillino scettico Alberto Maria Benedetti il suo tesoretto più o meno segreto nell'urna.

Contro l'attuale numero due della Dna Giovanni Russo, attuale reggente di via Giulia dopo l'addio di Federico Cafiero de Raho per limiti di età, che sulla carta avrebbe un curriculum di esperienza nella Dna imbattibile (è lì dal 2009 ed è un aggiunto dal 2016) gioca... il Dna. È il fratello del parlamentare di Forza Italia Paolo, partito lontano anni luce dalle posizioni dell'Anm. «E alla destra è già andata la Procura di Milano con Marcello Viola», ricordano i gendarmi della spartizione correntizia dentro al Csm. Qualcuno sostiene che il Sistema denunciato da Luca Palamara e che non ha voluto Gratteri ministro di Renzi, potrebbe decidere di far accomodare il magistrato calabrese nella prestigiosa poltrona perché «innocua». Anche perché Gratteri, che entro due anni dovrà comunque lasciare la Calabria per l'ultimo incarico prima della pensione, si presenta all'incasso senza le condanne eccellenti che fecero la fortuna (e la sfortuna) di Falcone e Borsellino.

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