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Antisemitismo, il Pd tradisce la Segre

Appello della senatrice a vita per una "convergenza ampia". E i dem si dividono

Antisemitismo, il Pd tradisce la Segre
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Francesco Boccia, capogruppo del Pd a Palazzo Madama, riunisce di buon mattino l'assemblea dei senatori per trovare un'intesa sul ddl Antisemitismo.

In commissione Affari costituzionali e poi in Aula si vota il provvedimento che introduce misure di contrasto delle nuove forme di odio contro gli ebrei. Un testo che spacca il Pd in due pezzi e fa deflagrare il Campo largo, che si presenta in Senato con quattro posizioni. La sinistra si allontana dalle posizioni riformiste per abbracciare definitivamente i compagni pro Pal. Nemmeno l'appello della senatrice Liliana Segre convince il partito guidato da Elly Schlein a dire sì. "Il mio auspicio che si possa realizzare una convergenza trasversale, la più ampia possibile". "Una convergenza che, al di là degli schieramenti e delle collocazioni parlamentari, abbia il respiro di vedere nell'antisemitismo un nemico di tutti" esorta Segre. Appello che cade nel vuoto. Il Pd conferma l'astensione. Avs il no. Ma nel partito di Elly Schlein in 8 si smarcano e votano con la maggioranza. Ecco i nomi dei dissidenti: Filippo Sensi, Sandra Zampa, Pier Ferdinando Casini, Walter Verini, Simona Malpezzi (è però in India), Graziano Delrio, Alfredo Bazoli e Tatjana Rojc. La distanza nel Pd diventa plastica in Aula. Interviene Graziano Delrio che incalza i colleghi di partito: "Legge necessaria", liquidando le critiche della sinistra. Nel partito però prevale la posizione pro Pal. La linea dei riformisti viene silenziata. Passa il lodo Boccia sull'astensione. Anche Dario Franceschini si accoda alla posizione pro Pal. In commissione, i dem (insieme al M5s) confermano l'astensione. Avs vota no. A favore il centrodestra e il gruppo di Italia viva. Il provvedimento si basa sulla proposta del senatore leghista Massimiliano Romeo adottata come testo base, e quasi identica a quella di Ivan Scalfarotto di Italia Viva. Il relatore è Daisy Pirovano della Lega.

Prima del voto in Aula, Boccia chiede un incontro con la maggioranza. E mette sul tavolo una proposta per votare sì: "Siamo prontissimi. Abbiamo presentato degli emendamenti molto chiari. Altri che raccolgono l'auspicio della senatrice Segre. L'unico obiettivo del Pd è di unire il Parlamento e unirlo contro l'antisemitismo. Non vogliamo strumentalizzazioni. Pd e M5S presenteranno emendamenti comuni. Se dovessero essere accolti voteremo a favore, altrimenti valuteremo".

L'emendamento chiave mira a sostituire la definizione Ihra con quella di Gerusalemme. La prima equipara l'antisemitismo all'antisionismo, la seconda distingue le critiche al governo di Israele, il boicottaggio (Bds) e altre forme di protesta, dall'odio antiebraico. Se la richiesta dovesse essere accolta le opposizioni voteranno a favore del provvedimento in Aula. La maggioranza dice no. L'imbarazzo al Nazareno per l'ennesima spaccatura è palpabile. Elly Schlein in un'intervista al Tg5 parla di tutto, dall'Iran al salario minimo, ma non tocca il tema dell'antisemitismo nelle stesse ore in cui il partito che guida si divide. E soprattutto dopo aver ignorato l'appello di Segre che arriva all'indomani dell'ennesimo episodio di antisemitismo a Milano.

Episodio su cui interviene, invece, il presidente della Comunità ebraica, Walker Meghnagi: "Mi auguro che questo episodio serva a capire a chi non vuole votare il ddl antisemitismo e a chi fa ostruzionismo, che si tratta di una legge positiva che non è contro nessuno. Ringrazio chi ha aderito a partire da Graziano Delrio e Simona Malpezzi, riformisti del Pd, che hanno avuto il coraggio di dire sì". Oggi a Palazzo Madama è fissato il voto finale.

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