Arriva la manovrina etica il governo fa cassa sul vizio

Aumentano le accise sulle sigarette. Nuovo prelievo sulle vincite da lotterie e slot machine. Soldi ai Comuni

Arriva la manovrina etica il governo fa cassa sul vizio

La formula è vecchia, ma il risultato è noto: aumenteranno le tasse. Il governo ha scelto la locuzione «salvo intese» per sottolineare come la trattazione del capitolo manovrina sia ancora in mano ai singoli ministeri che stanno battagliando per evitare che a ciascuno di essi tocchi il sacrificio maggiore.

«Minimizzare l'impatto», ha detto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, in conferenza stampa alludendo alla spending review che dovrà essere operata nel Def, ma anche ai tagli da 6-700 milioni che dovranno essere effettuati per recuperare parte di quei 3,4 miliardi che Bruxelles esige per recuperare quello 0,2% di Pil tale da far scendere il deficit previsto quest'anno al 2,2 per cento.

Anche se quantitativamente non sarà la stangata di maggiore importo, la manovrina si caratterizzerà per un intento moralizzatore: saranno infatti colpiti i vizi degli italiani. Da un lato vi sarà una revisione dell'accisa sui tabacchi, per circa 150-200 milioni. Dall'altro, sui giochi, si profila una nuova mazzata (almeno 500 milioni), tra tassa sulla fortuna, ossia l'aliquota applicata alle vincite alle lotterie superiori ai 500 euro (attualmente al 6%) ed aumenterà il «Preu», ovvero il prelievo erariale unico sulle slot machine. Dall'anticipo della gara del «gratta e vinci», il cui valore si aggira attorno ai 400 milioni, si attendono altre entrate.

Il resto sono tasse anche se bisognerà dare loro una forma e un volto tra quelle pagine della manovra lasciate in bianco. Il piatto forte è, ovviamente, rappresentato dall'estensione dello split payment dell'Iva anche alle società partecipate dallo Stato (in primis le quotate) che dovrebbe portare 1,3 miliardi di incassi a regime. Una scelta controversa, travestita da lotta all'evasione, ma che priva le aziende fornitrici della pubblica amministrazione di molta liquidità. Ieri, in conferenza stampa, Padoan ha posto l'accento sull'«efficientamento della gestione tributaria», evidenziando come queste misure siano state complessivamente approvate dall'Unione europea. Tale indicazione potrebbe preludere anche a una mini-rottamazione delle liti fiscali attraverso le quali l'erario potrebbe recuperare due o forse tre centinaia di milioni di euro, una replica sotto altre forme della definizione agevolata delle cartelle esattoriali. Se, alla fine, prevalesse questa linea operativa, potrebbe essere ridotta la stangata sui giochi, anche se questi provvedimenti, per loro natura, hanno entità incerta a differenza dei rialzi della pressione fiscale. Molto improbabile, a questo punto, che i «tempi supplementari» vengano utilizzati da Padoan per far digerire al «grande manovratore» Renzi alcune misure di taglio degli incentivi come una stretta parziale sull'«Aiuto alla crescita economica delle imprese» o il Patent box che, se attuate, porterebbero in cassa un paio di centinaia di milioni.

Al contrario, Padoan ha concentrato la presentazione della manovrina sull'istituzione del Fondo da un miliardo di euro l'anno per la ricostruzione delle zone colpite dal sisma nel 2016. «Sono risorse destinate anche alla ripresa dell'attività delle imprese», ha chiosato il titolare del Tesoro. A far da corollario, altre misure a costo zero per l'attrazione degli investimenti e, forse, anche la norma anti-scalate che avrebbe dovuto trovare posto nel ddl Concorrenza.

Ma come questa manovrina non cambi l'atteggiamento di questo governo post-renziano si capisce dal decretino approvato assieme a Def e manovra: 100 milioni per le Province, 400 milioni per le Regioni e sblocco del turnover al 75 per cento per i Comuni. Altro che spending review.

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