Ascesa e figuracce di Di Maio. Storia di un leader per caso

Il libro sul ministro: dalla tentazione di lasciare i 5s alle vacanze con il furbetto del bonus da 600 euro

Ascesa e figuracce di Di Maio. Storia di un leader per caso

«Vicepremier. E questo cosa significa? Quando ti trovi qui, finalmente qui, sei solo all'inizio o sei già all'inizio di una fine?» La storia parte dal Salone delle Feste di Palazzo del Quirinale, il primo giugno del 2018. Il ragazzo di Pomigliano d'Arco diventa ministro. Lavoro, Sviluppo Economico e la vicepresidenza del Consiglio. Il premier è un oscuro giurista che lui stesso aveva scelto pochi mesi prima come titolare del dicastero della Pubblica Amministrazione nel dream team di un ipotetico monocolore grillino. Dall'altro lato c'è Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell'Interno del primo governo della Terza Repubblica. Chi l'avrebbe mai detto? Proprio lui, il leghista cresciuto a pane e politica, portabandiera della via italiana al sovranismo. «Leader per caso - i segreti, le donne, la vita smeralda le poltrone per gli amici: ritratto inedito di Luigi Di Maio», il libro in uscita oggi per l'editore Controcorrente (160 pp., 15 euro) firmato dal cronista del Giornale Pasquale Napolitano, comincia da quello che per chiunque sarebbe un punto di arrivo. Bis ministro e numero due dell'esecutivo. A 32 anni. Ah, e a 27 anni vicepresidente della Camera, il più giovane della storia della Repubblica Italiana. Un cursus honorum da record. Ma Di Maio non ha nessuna intenzione di fermarsi. E come dargli torto? Tanto che a luglio 2020, rivela Napolitano, ha avuto persino la tentazione di mettersi in proprio, costituendo un gruppo parlamentare «moderato». Stufo di un M5s schiacciato sulle posizioni del centrosinistra e della nuova centralità del suo padre politico Beppe Grillo, politicamente innamorato dell'anonimo avvocato di origini foggiane, quel Giuseppe Conte che poteva fare al massimo il ministro della Pa. E allora ecco gli incontri bilaterali con Mario Draghi e Gianni Letta. Anche qui, chi l'avrebbe mai detto? Due nomi che, al solo evocarli, il grillino delle origini sarebbe trasalito. Poi non se ne fa niente, eppure il ragazzo di Pomigliano si mette in testa di riprendersi il Movimento sotto le mentite spoglie di «un organo collegiale». E, a quanto pare, leggendo le cronache di queste settimane, Di Maio ci sta riuscendo.

Nel libro, che è un ritratto scorretto, ma anche un «romanzo di formazione» fatto di circostanze reali, le vicende dell'ascesa politica si intrecciano con la realizzazione personale. Quell'ascensore sociale che è partito e non sembra volersi arrestare senza prima essere arrivato in cima al Palazzo. Quindi spuntano i paparazzi, le foto rubate e quelle patinate, le fidanzate. Dall'ex «coach tv» del gruppo parlamentare Silvia Virgulti a Giovanna Melodia, consigliera comunale grillina di Alcamo, provincia di Trapani, fino all'attuale compagna Virginia Saba, giornalista televisiva e collaboratrice parlamentare della deputata pentastellata Emanuela Corda. Poi l'appartamento con vista sul Colosseo, le nomine per gli amici di Pomigliano, le vacanze a Capri. Ad agosto 2018, racconta Napolitano, Di Maio arriva nell'isola a bordo dell'Aurelia, «un bel 15 metri a vela, cinque cabine, tre bagni» al costo di circa «seimila euro per il noleggio di una settimana, spese escluse». Un bel salto per i francescani pauperisti del Movimento. Nel soggiorno caprese Di Maio è accompagnato da alcuni amici parlamentari, tra cui il deputato Marco Rizzone. Che sale ai disonori delle cronache esattamente due anni dopo, ad agosto 2020. Rizzone infatti è tra i «furbetti» che hanno intascato il bonus di 600 euro previsto dal governo a sostegno dei lavoratori autonomi durante l'emergenza Coronavirus. Con lui il M5s non ha pietà, nonostante non ci fosse nulla di illegale nella richiesta. A settembre viene espulso dal Movimento senza troppi complimenti.

La storia del «Leader per caso» di Pomigliano prosegue toccando vari temi: i rapporti con la Cina, le mascherine «pagate a peso d'oro» e le inchieste che travolgono la famiglia Di Maio nel 2018, tra problemi con il fisco e fabbricati abusivi. Ma l'ascesa del leader grillino è tutt'altro che finita.

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