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Askatasuna, dalle botte alle minacce

Dopo l'inchiesta del "Giornale", arriva la diffida degli avvocati del centro sociale

Askatasuna, dalle botte alle minacce
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Askatasuna ha diffidato Il Giornale. I legali dei sedici imputati per associazione a delinquere nel processo d'appello hanno diffidato lo scrivente e chi ne risponde in maniera congiunta, ossia il direttore Tommaso Cerno, affinché "cessi ogni comportamento lesivo della reputazione dei propri assistiti, non vengano più diffuse informazioni destituite di fondamento e in contrasto con una pronuncia giudiziaria e con una precisa norma del Codice penale". La comunicazione è stata inoltrata anche all'Ordine dei giornalisti. E nello specifico, veniamo accusati di aver pubblicato contenuti derivanti dal fascicolo del pubblico ministero. Siamo colpevoli, insomma, di aver fatto un'inchiesta. Articoli in cui abbiamo raccontato, tra i vari punti toccati, come Askatasuna avesse intenzione di strutturarsi in un partito sul "modello di Hezbollah" o "di Eta". Abbiamo raccontato le motivazioni per cui, per l'accusa, "Aska" debba essere considerata un'associazione a delinquere, la "violenza sistematica". Abbiamo scavato per rintracciare la struttura e i rapporti gerarchici, i piani di battaglia contro il Tav, i mezzi attraverso cui il centro sociale torinese sostiene la propria organizzazione. Abbiamo svelato quale sia il ruolo di Askatasuna nell'universo antagonista europeo, con i militanti provenienti dalla Grecia e dalla Spagna che si precipitano in Italia per dare manforte agli italiani durante le mobilitazioni. Come nella manifestazione dello scorso gennaio, quella in cui alcuni poliziotti sono stati picchiati, con tanto di martellate. Non ci siamo fermati. Abbiamo rivelato quali siano i metodi di arruolamento. La prassi è scegliere "quelli più violenti", magari pescando dalle situazioni di povertà e di degrado sociale. Il tutto condito da qualche riferimento ai tempi delle Brigate Rosse e da insulti alle vittime degli Anni di Piombo: "L'Italia è il Paese delle vittimesono la categoria peggiorei parenti delle vittime anni '70quanto rompono i coglioni". Siamo andati avanti. Abbiamo svelato quale sia, per esempio, l'opinione di alcuni membri del centro sociale torinese sull'ebraismo. E quindi gli stereotipi antisemiti utilizzati anche all'interno dell'organizzazione e le azioni contro l'Ugei, l'Unione giovani ebrei d'Italia. Poi le infiltrazioni nella curva della Juve, in specie nel settore dei Drughi, le contaminazioni con la sinistra istituzionale, soprattutto quelle con Avs e Movimento 5 Stelle, e i dialoghi in cui vengono utilizzate parole come "negro, negretto, baluba, mao mao" nei confronti dei migranti.

Insomma, il tentativo è quello di metterci un bavaglio. Uno stop che arriva da un mondo abituato a mettere a ferro e fuoco le città. Lo stesso che però preferisce non essere raccontato sulle pagine del Giornale. Gli imputati, in primo grado, sono stati assolti per associazione a delinquere. La Procura di Torino, con l'appello, chiede di nuovo la condanna. Aska è una struttura organizzata, che può vantare anche una sorta di arsenale composto peraltro da bombe carta, ordigni artigianali, tubi di lancio per razzi e così via. C'è ancora molto da raccontare. Per esempio l'esistenza di veri e propri piani di battaglia per la lotta contro il Tav in Val di Susa. Il Giornale non ha intenzione di smettere di raccontare le gesta di questi "rivoluzionari per sempre", come amano definirsi. Tanti i parlamentari di centrodestra che hanno espresso solidarietà.

Per Fdi, i deputati Galeazzo Bignami, Augusta Montaruli e Massimo Ruspandini, il senatore Marco Lisei e l'europarlamentare Stefano Cavedagna. Per Forza Italia, il senatore Maurizio Gasparri e il vicepresidente dei giovani del Ppe Ludovico Seppilli. Per la Lega, l'europarlamentare Anna Maria Cisint e la deputata Elena Maccanti.

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