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Assalto studiato alla Stampa 34 identificati, c'è Askatasuna

Sul blitz al giornale di Torino gli investigatori non hanno dubbi: un attacco pianificato dagli antagonisti per l'arresto dell'imam

Assalto studiato alla Stampa 34 identificati, c'è Askatasuna
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Un assalto premeditato, tutt'altro che estemporaneo. L'attacco alla redazione torinese della Stampa, ne sono certi gli investigatori, non è nato "per caso", a margine del corteo pro Palestina di venerdì a Torino, ma era già pianificato. Lo provano gli appelli social che invitavano a unirsi alla carica contro il quartier generale del quotidiano, "reo" di essere complice "dell'arresto in Cpr di Mohamed Sahir". Ossia Mohamed Shahin, imam della moschea Taiba di via Saluzzo a Torino, che è stato trasferito in un Cpr e rischia l'espulsione per aver definito "resistenza" l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Per il gruppo di 600 antagonisti che ha sferrato l'attacco, approfittando anche dello sciopero dei giornalisti che aveva lasciato la redazione deserta, la chiamata è stata più che sufficiente per fare irruzione forzando gli ingressi negli uffici della Stampa e saccheggiarli, rivoltando carte e documenti e lasciando sui muri insulti al quotidiano, scritte spray inneggianti alla Palestina e alla libertà dell'Imam a cui l'assalto era "dedicato".

Molti avevano pensato a un attacco improvvisato poiché i 600, quasi tutti secondo gli inquirenti aderenti al centro sociale "Askatasuna", al termine della manifestazione hanno raggiunto la redazione zigzagando per le strade di corsa, per poi, giunti in via Lugaro, sfondare tutto e assaltare gli uffici. Ma è bastato poco a trovare sui social la traccia della "chiamata alle armi", che indicava proprio nel quotidiano l'obiettivo diretto dell'azione, iniziata intorno alle 14.20: "Tutti alla Stampa! Complice dell'arresto in Cpr di Mohamed Shair, in sinergia con la Digos".

Così mentre centinaia di antagonisti scandivano slogan e versavano sacchi di letame oltre il cancello d'ingresso del quotidiano, un gruppo di circa 80 persone, forzate la porta di un bar adiacente agli uffici e poi quella del giornale, ha fatto irruzione al grido di "giornalista terrorista sei il primo della lista". Per allontanare i vandali sono arrivate le forze dell'ordine che presidiavano quelli che si temeva fossero gli obiettivi sensibili della giornata: stazione ferroviaria, sinagoga e sede della Regione. Alla fine l'assedio ha lasciato sul campo carte e documenti lanciati sul pavimento, scritte "Fuck Stampa" e pro Pal, oltre a tre porte danneggiate. Quasi la metà dei violenti 34 persone è già stata identificata dalla questura di Torino e denunciata in procura. Tra loro anche un sedicenne, studente del terzo anno al liceo Einstein del capoluogo piemontese, che a ottobre scorso era stato fermato dopo alcuni scontri nella sua scuola seguiti a un volantinaggio organizzato da ragazzi di destra: era stato accusato di aver preso a calci e pugni i poliziotti che avevano cercato di fermarlo.

Mentre si lavora sulle immagini dell'attacco (postate su Instagram anche dal Cua, il collettivo universitario autonomo di Torino) per identificare tutti i responsabili, ieri mattina la riunione straordinaria del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza è stata allargata anche ai direttori di giornali e tv con sede a Torino. Il prefetto Cafagna ha rimarcato l'escalation di episodi violenti che hanno visto protagonisti gli antagonisti, annunciando un rafforzamento della vigilanza per le redazioni presenti in città. Colpisce, in effetti, come l'azione contro il quotidiano torinese ricada in una narrativa ideologica che vede il giornale e i suoi redattori non come elemento di un sistema di informazione essenziale per la democrazia, ma come parte del "sistema repressivo".

E mentre si accendono le luci degli investigatori sulla galassia antagonista attiva a Torino, arriva la condanna istituzionale.

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni esprimono solidarietà alla redazione vittima di un attacco inaccettabile alla libertà di stampa, e messaggi analoghi sono arrivati, trasversalmente, da esponenti di governo e opposizioni, dal sindaco di Torino e dalle associazioni dei giornalisti.

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