"Un diktat? Un editto...". Conte non tiene più i suoi

Alta tensione durante l'incontro di Giuseppe Conte con i parlamentare del Movimento. Sotto processo le pressioni sul voto per il capogruppo al Senato e la strategia di comunicazione

"Un diktat? Un editto...". Conte non tiene più i suoi

Al Movimento 5 Stelle non è andata giù la decisione di Giuseppe Conte che ha preteso di mandare solo i suoi vice da mandare in televisione. Né tantomeno è stato digerito il tentativo di imporre nuovamente Ettore Licheri come capogruppo al Senato. Tanto che poi, alla fine di un estenuante braccio di ferro, lo stesso Licheri è stato costretto al passo indietro per lasciare spazio a Maria Domenica Castellone. Nell’assemblea dei gruppi, la tensione è stata altissima. E il leader non ha certo risolto i problemi. Il resoconto è deficitario: non ha affatto convinto i parlamentari sulla bontà delle sue scelte.

Tensione sui volti da tg

Sotto processo è finita la stretta sulla comunicazione, quella che il rivale, il deputato renziano Michele Anzaldi, ha etichettato come una “visione nordcoreana”. Da qualche giorno i cinque fedelissimi, Michele Gubitosa, Riccardo Ricciardi, Paola Taverna, Mario Turco e Alessandra Todde sono infatti gli unici titolati a comparire nei telegiornali, in qualità di numeri due dell’ex avvocato del popolo. “Se vengono elette delle persone è normale che vengano fatte conoscere. È un editto? Un diktat? Attentato alla libertà di informazione? Quando usiamo le parole dobbiamo stare attenti”, è stata la giustificazione dell’ex presidente del Consiglio, che ha aggiunto: “Se si dà la possibilità ai vicepresidenti di farsi conoscere si lede libertà informazione?”. A quel punto della riunione, secondo quanto riporta l’Adnkronos, il senatore Primo Di Nicola ha cercato di spiegare le sue ragioni, ma Conte lo ha fermato specificando che gli interventi erano previsti in un secondo momento. Una mossa che ha acuito i malumori, tanto che l’altro senatore, Vincenzo Presutto, si è lasciato sfuggire un “ma cosa stai dicendo?”.

La replica a Conte è comunque arrivata qualche minuto dopo. “La lesione del pluralismo e dell'autonomia sta nel fatto che se i direttori dei tg e i conduttori Rai ubbidiscono a questo diktat viene leso il pluralismo e la stessa autonomia dell'azienda di decidere chi vogliono in base al criterio dell'attualità e della completezza informativa”, ha incalzato Di Nicola. E il giornalista, ora nei 5 Stelle, ha bollato tutto come “un grave errore politico e comunicativo”. Parole che hanno trovato d’accordo anche il deputato Francesco D’Uva: “Si tratta di una scelta esagerata quella di mandare solo i 5 vice nei tg”, la sintesi del suo discorso.

Ruggini sul capogruppo al Senato

Ma il piatto forte del nervosismo è legato alle ruggini sull’elezione del presidente dei senatori. L’ex ministro Vincenzo Spadafora, sempre secondo la ricostruzione dell’Adnkronos, ha scandito: “Ho saputo di pressioni esercitate in Senato per la votazione del capogruppo”. Una versione smentita da Conte, ma che ancora una volta Di Nicola ha confermato: “Vincenzo ha ragione”. E i due nomi “non detti” sono quelli dei senatori Taverna e Turco, pretoriani di Conte che a Palazzo Madama avrebbero spinto per la riconferma di Licheri.

Il leader dei pentastellati ha comunque cercato di serrare i ranghi: “Il Movimento non deve essere rappresentato come un insieme di malpancisti e attaccati alla poltrona, spaventati”. Da qui l’appello: “Vi chiedo uno scatto di orgoglio e di dignità e di abbracciare e sostenere il nuovo corso. Ho bisogno dell'aiuto di ciascuno di voi”. Così per provare a sedare gli animi ha confermato di non volere “le elezioni anticipate” e, sotto il profilo interno, di provvedere alle nomine dei vari comitati che completeranno l’organigramma dei 5 Stelle. E che potrebbe allargare la schiera dei malpancisti.

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