Coronavirus

Astrazeneca e il piano vaccini. Ecco perché l'Italia è nei guai

All'Italia ha inviato milioni di dosi del siero. Se seguisse l'esempio della Danimarca, campagna a rischio. Dubbi tra i cittadini

Astrazeneca e il piano vaccini. Ecco perché l'Italia è nei guai

Difficile dire se l’alert a Palazzo Chigi e al ministero della Salute sia già suonato al livello massimo. Ma le notizie che dall’Italia e dal mondo arrivano su Astrazeneca non possono che impensierire i vertici dello Stato. La campagna vaccinale nel Belpaese si fonda in buona parte proprio sul vaccino anglo-svedese. E se le indagini delle tre procure siciliane, o le verifiche dell’Aifa, dovessero trovare qualcosa di storto nel siero, allora per l’Italia si metterebbe male. Sperare di “vaccinare tutti entro l’estate”, come promesso dal ministro Speranza, sarebbe difficile. Se non impossibile.

Ora che alla guida della macchina dei vaccini c’è il generale Figliuolo, le somministrazioni procedono con un po’ meno polemiche che ai tempi di Arcuri. Il contatore online segna 6,2 milioni di fiale inoculate, per un totale di 1,8 milioni di soggetti completamente immunizzati con la seconda dose. Le regioni avanzano in ordine sparso, anche se in linea generale - fatte salve le scorte necessarie - quasi tutte hanno utilizzato le dosi ricevute. C’è poi il caso del 90enne denunciato da PiazzaPulita, che a Bergamo non è ancora stato chiamato all’appello. Fanno scalpore i casi dei furbetti che si prenotano senza averne il diritto. E non mancano inchieste sulle dosi “residue” di fine giornata iniettate a parenti e amici. Resta infine incomprensibile il motivo per cui la fascia tra i 70 gli 80 anni, benché una di quelle più a rischio, sia stata praticamente tagliata fuori. Ma questo è un altro discorso.

A preoccupare adesso è Astrazeneca. Già finito nella bufera perché meno efficace di altri e per i ritardi nella consegna delle dosi, il siero anglo-svedese negli ultimi giorni ha ricevuto un paio di colpi da KO. Prima i tre decessi in Sicilia di due militari e un poliziotto, poche ore dopo essere stati vaccinati, che hanno costretto l'Aifa ad emettere un divieto di utilizzo del lotto ABV2856. Poi la decisione di Danimarca, Austria, Estonia, Lettonia, Lussemburgo, Norvegia e Islanda di bloccare o singoli lotti o l’intera partita di Astrazeneca. Infine i dubbi che possa avere effetti collaterali imprevisti, per ora smentiti - è il caso di ripeterlo - da tutte le autorità e gli scienziati. Serpeggia tuttavia tra i cittadini la poca fiducia nel prodotto e molti vorrebbero rifiutarlo in favore di Pfizer e Moderna. L’Aifa continua a ritenerlo sicuro, così come l’Ema, ma alla luce degli ultimi fatti si stanno approntando ulteriori studi. “Qualche avversione al farmaco ce lo aspettavamo - dice un poliziotto al Giornale.it - ma che venisse ritirato per pericolosità questo no”.

Il vero dramma italiano è che qualora su Astrazeneca piovessero nuove tegole, a risentirne sarebbe l’intera campagna vaccinale. Basta andare sul sito del ministero della Salute per capirlo. La tabella che stima la potenziale quantità di dosi di vaccino disponibili nel 2021 è chiara, anche se il condizionale è d’obbligo visti i continui annunci da parte delle aziende pronte tagliare le forniture. Nei primi tre trimestri (quelli utili per “vaccinare tutti entro l’estate”) dovrebbero arrivarci circa 59 milioni di fiale di Pfizer Biontech, valide per 29 milioni di cittadini in doppia dose. Non sufficienti. A queste vanno aggiunte quelle di Moderna, che ne dovrebbe assicurare circa 21 milioni. E finalmente possiamo contare anche su J&J per 23,2 milioni di immunizzazioni. Il grosso delle fiale, però, soprattutto nei primi tre trimestri, dovrebbe arrivare proprio dalla sfortunata Astrazeneca. L’azienda anglo-svedese ci ha promesso 40,1 milioni di dosi nei primi 9 mesi dell’anno. Sono tante. Lo avevamo detto: il ministro Speranza anno scorso puntò su questo prodotto perché sembrava quello più avanzato. Ma fu un errore. E adesso se l’Italia seguisse alla fine la strada di Norvegia e Islanda di bloccare del tutto la somministrazione del siero, per i ritmi di vaccinazione sarebbe un disastro.

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