Da Atalanta-Valencia ai casi Napoli e Spezia. Se il pallone diventa una "bomba" biologica

La sfida Champions a San Siro dei bergamaschi non ha fatto "scuola"

Da Atalanta-Valencia ai casi Napoli e Spezia. Se il pallone diventa una "bomba" biologica

Mascherine e distanziamento. Sono le regole base di ogni protocollo sanitario in questa pandemia. Ma si sa, quando c'è di mezzo la passione sportiva, le regole vanno a farsi benedire. E così abbracci, canti e cori spontanei, il più delle volte senza le previste misure di cautela, possono essere pericolosi veicoli di contagio. La festa per le vie di Milano dei tifosi dell'Inter (stimati in trentamila in tutta la città, con il grosso in piazza del Duomo) dopo una vittoria attesa undici anni ha riacceso le polemiche. Meglio che sia accaduto all'aperto, si direbbe, visto che - secondo uno studio irlandese che ne riflette altri internazionali - solo una persona su mille si infetta fuori dagli ambienti chiusi. I risultati dell'«imprudenza» si potranno vedere fra un paio di settimane,

Riavvolgendo il nastro della memoria, si è subito ripensato a quanto accaduto il 21 febbraio scorso fuori da San Siro: in occasione del derby giocato quella domenica alle 15, i fan rossoneri e nerazzurri si erano assembrati, contravvenendo a ogni prescrizione anti-Covid, in prossimità dello stadio tra le 11 e le 14 per salutare l'arrivo dei pullman delle due squadre. In quei giorni stava perdendo forza la seconda ondata del virus, ma era già in arrivo la terza. La Polizia era dovuta intervenire sanzionando alcuni di questi tifosi, ma anche fermandone cinque dell'Inter perché indagati di lesioni nei confronti di un sostenitore milanista.

Esattamente un anno prima, poche ore prima della conferma del primo caso di Covid-19 in Italia, l'Atalanta-Valencia di Champions a San Siro: una «bomba biologica», fu definita dal primario di Pneumologia dell'ospedale di Bergamo. Nessuno sapeva ancora che il virus aveva già varcato i confini di Wuhan ed è probabile che i 40mila tifosi della Dea sugli spalti oltre che i 2.500 supporter valenciani sia siano contagiati fra loro. Così come quelli che seguirono la sfida riuniti a casa o al bar. E nell'agosto scorso finì nel mirino degli inquirenti di La Spezia, insieme a un ritrovo Ferragostano di domenicani, la festa per la promozione in serie A del club ligure dopo che una settantina di persone furono ricoverate in ospedale.

Di precedenti ce ne sono altri: nel giugno 2020 (si stava quasi uscendo dalla prima ondata del virus) la festa dei tifosi del Napoli che si riversarono in strada e sul Lungomare dopo la vittoria della Coppa Italia. Zero mascherine e scarso distanziamento, ma non si verificò alcuna impennata della curva pandemica. E arrivando a tempi più recenti, il raduno di massa dei supporter della Roma a Trigoria il 28 aprile scorso: in più di mille avevano risposto alla chiamata della Curva Sud, la parte più calda del tifo giallorosso e si erano fatti trovare all'esterno del centro Fulvio Bernardini per salutare con bandiere e sciarpe, cori e fumogeni la squadra in partenza verso Manchester per la semifinale, poi finita male, di Europa League. Tante mascherine, poco distanziamento. Ancora all'aperto, però. Sicuramente meglio di alcune feste private (e proibite) in casa nel primo weekend di via libera per tutti.

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