L'attacco di Renzi a Giuseppi: "Indecoroso mercato delle poltrone"

Conte "ha avuto paura" di salire al Quirinale, "ha scelto un arrocco istituzionale che spero sia utile per lei ma temo sia dannoso per le istituzioni". Lo ha detto il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, nel suo atteso discorso al Senato. La risposta del premier non si fa attendere

L'attacco di Renzi a Giuseppi: "Indecoroso mercato delle poltrone"

Poco dopo le 17.30 Matteo Renzi prende la parola, in aula a Palazzo Madama, per rispondere al discorso del capo del Governo Giuseppe Conte sulla fiducia chiesta dall'esecutivo. Quello del leader di Italia Viva è un intervento molto duro, fatto "guardando negli occhi" il presidente del consiglio. "Mi sarei aspettato un grande sogno, una visione, un orizzonte". Ma tutto questo, sentenzia Renzi, non c'è stato. Conte "ha avuto paura" di salire al Quirinale, lo rintuzza, "ha scelto un arrocco istituzionale che spero sia utile per lei ma temo sia dannoso per le istituzioni".

Il senatore fiorentino snocciola un lungo elenco di accuse: "Sono mesi che chiediamo una svolta. Non siamo irresponsabili, semmai siamo stati fin troppo pazienti". Conte "ha cambiato la terza maggioranza in tre anni. Ha governato con Salvini, so che oggi è il punto di riferimento del progressismo ma ha firmato i decreti Salvini. Poi è diventato europeista e ora si appresta a cambiare la terza maggioranza diversa".

Sono soprattutto tre, a detta di Renzi, i "macigni" che gravano sull'Italia e su cui non è più possibile far finta di niente. "Il nostro è il Paese al mondo con il peggior rapporto fra popolazione e decessi per Covid, occorre investire in sanità, farlo meglio e farlo adesso. Abbiamo il record negativo nella crisi educativa e scolastica: non se ne parla mai in modo compiuto, ma il dato di fatto è che l'Italia ha mandato i suoi ragazzi a scuola meno degli altri paesi in Europa. Questi tre record negativi sono macigni di cui lei non ha parlato, signor presidente, nel suo discorso". Renzi ricorda anche quando a maggio, in occasione del voto di sfiducia al ministro Bonafede, "lei, presidente, si alzò in questa Aula e chiese alla maggioranza un gesto di responsabilità. Noi l'abbiamo seguita", ricorda Renzi. Al contrario, quando "nel mese di luglio io mi sono alzato in questo banco e ho chiesto che il mese di agosto fosse dedicato solo a parlare del recovery plan, ma non siamo stati seguiti". E prosegue: a settembre "Italia Viva, ma non solo Italia Viva, ha chiesto un cambio di passo. Nel mese di novembre ci siamo incontrati due volte a Palazzo Chigi e ci siamo detti di incontrarci per i tavoli a novembre; a dicembre abbiamo inviato una lettera di quattro pagine a cui non ha risposto, nel mese di gennaio abbiamo inviato un dossier alle forze di governo con le cose da fare". Insomma, "non è vero che siamo stati poco pazienti. Forse siamo stati troppo pazienti", dice ancora Renzi invitando conte a "guardarsi dentro e decidere. Chi dice che durante la pandemia non si può fare politica nega la libertà di fare politica".

"Saremo maledetti dai nostri figli -prosegue il leader di Italia VIva - se non investiamo ora sulla scuola, sulla sanità. Questi sono temi politici. Potete essere d'accordo o no, ma di questo abbiamo discusso fino ad oggi. Del terzo settore e dell'economia sociale, non di chi deve comprare Monte dei Paschi di Siena appoggiandosi a quegli stessi consulenti che vent'anni fa hanno già combinato sufficienti pasticci".

In un passaggio del suo discorso Renzi si sofferma sull'arte del governo, rispetto alla quale "non possiamo limitarci a dare una poltrona all'uno e all'altro. Lei ha dato più questa impressione. Quando sono venuto a trovarla, lei mi ha detto con grande gentilezza se ero interessato a incarichi internazionali, e io le ho detto di no". Il leader di Italia Viva svela poi un aneddoto: "Se voi ve ne andate perderete tutto, ci hanno detto. Sì. E ve lo diciamo guardandovi negli occhi. Quando si fa politica si può anche rinunciare a una poltrona, non si può rinunciare a una idea".

"Io non ho perso nulla, ma è l'Italia che sta perdendo il più grande piano di rinascita, un nuovo piano Marshall - spiega Renzi -. Ecco perché le ho chiesto, presidente, faccia un passo avanti. Capisco che lei è arrivato alla politica da presidente del Consiglio, senza aver fatto la gavetta. La politica non è spartire le poltrone. In questo momento non è in ballo il destino di Tizio, Caio o Sempronio ma è in ballo il futuro dell'Italia. Volete andare avanti con una maggioranza raccogliticcia di fronte al più grande piano per il futuro del Paese, vi auguro di trovarla ma fate presto".

Renzi riserva al premier una dura stoccata sulla politica estera e, in particolare, sul rapporto con gli Stati Uniti. "Ci risparmi la frase 'l'agenda Biden è la mia agenda' dopo aver detto 'l'agenda Trump è la mia agenda'. Presidente, lei rappresenta l'Italia. Non cerchi di avere un atteggiamento provinciale per cui a seconda del capo lo accontenta dicendo che la nostra agenda è la sua azienda. Signor presidente, no può cambiare le idee per avere una poltrona".

"Mi auguro che nei prossimi giorni - conclude Renzi - lei metta al centro le idee e non solo lo scambio di poltrone perché il Paese non si merita questo mercato indecoroso".

La replica di Conte a Renzi

"Certo che c'è un problema di numeri della maggioranza. Se i numeri non ci sono il Governo va a casa", dice Giuseppe Conte nella replica in aula al Senato. Poi chiama in causa il partito artefice della crisi. "Renzi nel suo intervento ha ricostruito le ragione di questa discussione sulla fiducia: non sembra che quando noi abbiamo trattato dei temi concreti non si sia trovata una soluzione. Il Recovery Plan è stato elaborato in incontri bilaterali con tutti i ministri, anche le ministre di Italia Viva - ha aggiunto -. Questi incontri non avevano risolto il problema di tirare fuori scelte strategiche, che si hanno con il confronto collegiale, un confronto che si può fare anche con toni cordiali, avremo potuto ritrovarci intorno ad un tavolo, e in una ventina di giorni potevamo dare al parlamento una versione aggiornata. Ma chi ha detto che non si poteva discutere? Il risultato è che ora noi dobbiamo sbrigarci". Poi Conte punta il dito: "Non avete mai trovato porte chiuse ma avete scelto la strada delle aggressioni e degli attacchi mediatici, questa scelta che avete fatto non significa investire sul futuro del Paese".

Commenti