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Attentato in sinagoga, svolta dopo 43 anni: 5 palestinesi indagati

I legami con l'attacco a Parigi dell'agosto 1982. Per gli ebrei romani ferita mai chiusa

Attentato in sinagoga, svolta dopo 43 anni: 5 palestinesi indagati
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Un quadro più ampio e più chiaro. E cinque persone che potrebbero andare a processo. Con l'avviso di conclusione delle indagini si precisa e si allarga la ricostruzione del drammatico attacco antisemita del 1982.

Sono accolte come "un passo avanti" le ultime notizie sull'attentato alla sinagoga di Roma, a 43 anni di distanza. L'Ucei esprime "apprezzamento per il lavoro della magistratura" che "continua a fare luce su uno dei più gravi attacchi terroristici contro gli ebrei in Italia": "Una ferita mai rimarginata". "Permane tuttavia rammarico per la tardività", aggiunge.

In quel drammatico 9 ottobre - là dove 39 anni prima i nazisti avevano rastrellato gli ebrei romani - un commando di terroristi palestinesi colpì la Comunità della capitale - la più antica d'Europa - attaccando con bombe e mitragliatrici la folla che, al termine della funzione religiosa, stava uscendo da via Catalana. Uccisero un bambino di 2 anni "un bambino italiano" (come ha ricordato il presidente Sergio Mattarella nel giorno del suo insediamento) chiamato Stefano Taché, e ferirono altre 38 persone, tra cui il fratello Gadiel, che di anni ne aveva 4. Quei terroristi appartenevano all'organizzazione capeggiata da Abu Nidal, e le indagini condotte dalla Digos e dalla direzione centrale della Polizia di prevenzione, sono state "riattivate" sulla base di notizie sui responsabili emerse nelle indagini condotte in Francia sull'attentato compiuto a Parigi il 2 agosto 1982 e riconducibile alla stessa mano. L'istruttoria dell'epoca sui fatti di Roma aveva portato alla condanna all'ergastolo (nell'89) di Osama Abdel Al Zomar, latitante palestinese. Le nuove indagini hanno acquisito una memoria depositata nel giugno 2022 dalla Comunità di Roma e sono state condotte in cooperazione con gli inquirenti francesi: due anni fa è stata anche istituita una squadra investigativa comune, alla luce delle convergenze emerse tra i due attacchi, quello di Roma e quello del 9 agosto 1982 al ristorante "Jo Goldenberg", nel quartiere ebraico di Parigi, dove gli attentatori fecero 6 morti e una ventina di feriti (tra cui 4 italiani). Le evidenze hanno consentito di collocare i due eventi nell'abito di una strategia dell'organizzazione di Abu Nidal. L'avviso di chiusura indagini riguarda Abou Zayed Walid Abdulrahman, 68enne, detenuto in Francia, Abed Adra Mahmoud Khader, palestinese che vive in Cisgiordania, Al Abassi Souheir Mohammad Hassan Khalil, 74enne di origini palestinesi residente in Giordania, come Hamada Nizar Tawfiq Mussa e Abu Arkoub Omar Mahid Abdel Rahman.

"Tutti sono presunti innocenti fintanto che non c'è un giudizio e una sentenza passata in giudicato, ma è anche vero che questo sembra essere finalmente un passo avanti" ha detto ieri Eliana Pavoncello, ferita nel 1982. "Mi fa molto effetto e mi sorprende che questo sviluppo non ci sia stato prima" ha aggiunto.

Ma "resta forte lo sconcerto per il tempo trascorso e per il muro di omertà,

reticenze e ostacoli che ha rallentato per decenni la piena emersione della verità, prolungando il dolore delle famiglie e della nostra Comunità" come commenta il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun.

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