Gli attivisti Blm in ginocchio dai comunisti

Gli attivisti Blm in ginocchio dai comunisti

A forza di inginocchiarsi sono riusciti a cadere ai piedi di una delle ultime dittature comuniste sul globo terracqueo. Era difficile, ma i paladini di Black lives matter ce l'hanno fatta. Da alcuni giorni Cuba è messa a ferro e fuoco dalle rivolte del popolo stremato dal regime castrista. Sessantadue anni di comunismo si fanno sentire. Gli attivisti di Blm - il movimento che ha denunciato (giustamente) l'uccisione da parte della polizia di George Floyd - hanno deciso di prendere posizione sulla situazione nell'isola caraibica pubblicando un post di Instagram. Dunque, secondo voi, quelli che si inginocchiano ovunque per ricordare a tutto il mondo l'importanza del rispetto dei diritti umani e delle minoranze, con chi stanno? Con il regime che opprime Cuba da più di mezzo secolo e che soltanto negli ultimi giorni ha fatto dieci morti, duemila feriti e cinquemila arresti tra i dissidenti o con il popolo disperato? Ovviamente con il regime. Secondo gli acuti osservatori internazionali di Blm la colpa del disastro cubano non è del regime, bensì degli americani. «Condanniamo - si legge nel messaggio - il trattamento disumano del governo statunitense nei confronti dei cubani. Una politica crudele e disumana istituita con l'esplicita intenzione di destabilizzare il Paese e indebolire il diritto dei cubani a scegliere il loro governo. Dal 1962 gli Usa hanno portato dolore e sofferenza al popolo cubano». Inutile che vi stropicciate gli occhi, c'è proprio scritto così. Per il popolo di Black lives matter il comunismo castrista è innocente, lo sfacelo di Cuba è tutta colpa degli americani. Più che inginocchiarsi, questa volta, si sono schiantati.

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