Autostrade, il governo snobba gli accordi Ue e rincara i pedaggi: +5%

Toninelli congela l'intesa: in fumo 9 miliardi di investimenti privati. Ora li pagheremo noi

Autostrade, il governo snobba gli accordi Ue  e rincara i pedaggi: +5%

All'inizio dell'anno il Movimento 5 stelle era in prima fila contro i rincari delle autostrade. Oggi si ritrova sul banco degli imputati per i ritocchi alle tariffe già avvenuti in alcune tratte e, cosa più grave, per quelli che potrebbero arrivare nei prossimi mesi. Si parla di una stangata nell'ordine del 5/6% che potrebbe scattare in autunno, effetto dell'ennesimo «danno» provocato dal ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli, ha denunciato Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato.

All'origine di tutto c'è una decisione presa dalla Commissione europea ad aprile. La commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager ha dato seguito a un accordo raggiunto un anno fa con l'allora ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio. In sintesi, si allunga di quattro anni la concessione alle società di gestione in cambio di investimenti nella rete autostradale per nove miliardi. «Investimenti, si badi bene, tutti posti in essere da privati senza sostanziali aumenti tariffari quali sarebbero previsti sulla base dei contratti di concessione in vigore», quindi «senza gravare sull'utente», sottolinea Mulè.

L'allungamento della durata del contratti dal 2038 al 2042, spiega il deputato di Forza Italia, «consente di realizzare la Gronda di Genova (opera irrinunciabile da completare al più presto) e varie terze corsie a fronte di un aumento tariffario massimo annuo dello 0,5% oltre inflazione; l'allungamento della concessione Torino-Milano dal 2026 al 2030 consente di completare la Asti-Cuneo e di bloccare le tariffe fino al 2023 (dal 2023 il tetto dell'aumento è dello 0,5% oltre inflazione)».

L'accordo è il risultato di un'istruttoria durata quattro anni, ma ora rischia di saltare perché il ministro delle Infrastrutture in carica non sta decidendo. «Il governo, invece di dare attuazione alla norma europea, ha incredibilmente deciso di non fare nulla e cioè far finta di niente». Una scelta non neutra. Nel senso che la macchina amministrativa del ministero, in mancanza di un indirizzo da parte di Toninelli, si sta orientando ad attuare i vecchi contratti. Questo significa che «alcune opere non si potranno realizzare» (è il caso della Asti-Cuneo che senza il finanziamento incrociato della Torino-Milano non sta in piedi).

In altri casi le opere si faranno, ma in mancanza delle garanzie previste dall'accordo con l'Europa, le pagheranno gli utenti. Significa «un aumento tariffario annuo sul territorio nazionale fra il 5 e il 6%», spiega Mulè che oggi all'audizione alla commissione Trasporti del ministro Toninelli chiederà «se vuol decidere di svegliarsi dal torpore».

Quello denunciato da Mulè non è l'unico aumento che ha messo nei guai il M5s e il ministro Toninelli. Martedì il ministro ha incontrato una delegazione di sindaci dell'Abruzzo infuriati perché il governo non ha mantenuto l'impegno di annullare l'aumento del 12,9% dei tratti autostradali della regione e in particolare i collegamenti con la capitale.

Il governo intende trovare le risorse per evitare l'aumento con la legge di Bilancio. Troppo tardi, sostengono i sindaci. Tra quelli che all'inizio dell'anno si erano schierati contro gli aumenti c'era anche Virginia Raggi, sindaco M5s di Roma.

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