Babele per la quarantena nelle scuole. Subito norme chiare per i casi positivi

L'impegno del ministro dell'Istruzione Bianchi: "In arrivo un regolamento omogeneo per la gestione dei contagi in classe"

Babele per la quarantena nelle scuole. Subito norme chiare per i casi positivi

Il governo dia subito indicazioni chiare e vincolanti sulla gestione dei casi positivi a scuola. I sindacati reclamano con urgenza un provvedimento che metta fine al caos. A un mese dall'inizio delle lezioni in presenza ogni istituto si vede costretto ad improvvisare regole diverse rispetto all'isolamento dei contatti e alla durata della quarantena. Scelte spesso obbligate perché le strutture sanitarie di riferimento hanno tempi di risposta troppo lenti e comunque non c'è un protocollo omogeneo sul territorio nazionale. Dunque di fronte ad un caso positivo alcune classi vengono messe totalmente in dad mentre in altre restano a casa soltanto i compagni a più stretto contatto. Sul tavolo del governo c'è anche la proposta di ridurre i giorni di quarantena per i vaccinati da 7 a 5 e appunto di mettere in isolamento solo i vicini di banco. Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, ha annunciato una norma in arrivo entro la prossima settimana. «La questione delle quarantene va risolta immediatamente, non possiamo perdere altro tempo: abbiamo fatto il necessario per la ripresa delle scuole, l'interpretazione di alcune Asl, le difficoltà e l'affanno che potrebbero vivere alcune uffici del ministero della Salute non possono inficiare quanto messo in atto per riportare gli alunni in classe», scrivono in una nota Maddalena Gissi, Cisl e Graziamaria Pistorino, Flc Cgil. «Ci aspettiamo indicazioni da parte del ministero della Salute come garantito durante l'ultimo incontro e riteniamo indispensabile la pubblicazione di una nota che imponga una gestione omogenea», insistono i sindacati.

Altra questione da risolvere è quella della privacy. Da settimane si discute della possibilità di togliere le mascherine nelle classi dove tutti sono vaccinati. Ma alcune associazioni familiari hanno protestato ritenendo l'iniziativa discriminante nei confronti di chi non si vaccina. Non solo: il primo ostacolo ad un simile provvedimento è il fatto che la scuola non può chiedere agli studenti se siano o no vaccinati visto che per loro il green pass non è obbligatorio. Tanto che nelle ultime note esplicative del ministero dell'Istruzione si specifica che in caso di gite o visite ai musei non è la scuola a dover chiedere il green pass ma la struttura che deve accogliere i ragazzi che dai 12 anni in su possono ottenere il green pass con il vaccino.

Altro nodo irrisolto è quello delle classi sovraffollate che il ministro Bianchi aveva quantificato nel 2,9 per cento del totale. In numeri assoluti però, almeno sempre secondo i sindacati, la mancanza di spazi adeguati riguarda almeno 245mila ragazzi. Una situazione che coinvolge soprattutto le superiori ed in particolare gli istituti tecnici. Il tetto di alunni per classe in base alle norme va da un minimo di 18 a un massimo di 26 nelle materne; da 15 a 26 alle elementari; da 18 a 27 alle medie; da 27 a 30 fino nelle scuole superiori. Ma tutti questi numeri ammettono deroghe che vanno molto oltre anche quando è presente un disabile in classe che imporrebbe un tetto ancora più basso. Secondo le stime Flc Cgil, le classi che non rispettano la regola sono oltre 42.500 alla primaria, 41.297 alle medie e 64.622 alle superiori.

L'impegno del ministero annunciato da Bianchi con l'arrivo dei soldi del Pnrr è quello di realizzare «entro il 2026, 195 nuovi edifici che potranno accogliere circa 58 mila studenti, oltre che alla riqualificazione dei vecchi per una superficie complessiva di due miliardi e 400 milioni di metri quadri».

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