Banche, la Lega accusa Renzi: "Candidatura blindata per Casini"

Dalla commissione mandato a Casini: relazione con proposte senza giudizi. E il Pd lo candida a Bologna in un collegio blindato. La Lega: "È un premio"

Banche, la Lega accusa Renzi: "Candidatura blindata per Casini"

Non ci sarà alcun processo sul fallimento delle banche italiane. La relazione conclusiva conterrà, infatti, solo le proposte condivise di riforma ed eviterà qualsiasi giudizio di merito sulle responsabilità delle crisi bancarie. Non solo. L'ufficio di presidenza della bicamerale d'inchiesta sul sistema bancario ha dato mandato al presidente Pier Ferdinando Casini di presentare questa relazione conclusiva. Una decisione che ha mandato su tutte le furie la Lega che ha inevitabilmente legato questa mossa alla candidatura dell'ex presidente della Camera tra le file del Partito democratico. "È un premio - ha tuonato Roberto Calderoli - per aver mandato a 'tarallucci e vino' il lavoro della commissione d'inchiesta sulle banche".

Venerdì 26 gennaio l'ufficio di presidenza esaminerà la relazione di Casini. In caso di accordo si procederà alla convocazione della Commissione per l'approvazione finale. In quella sede, i gruppi parlamentari potranno presentare documenti aggiuntivi che non saranno votati, ma allegati alla relazione. "C'è stato un clima costruttivo e speriamo si raggiunga un'intesa comune, nella relazione finale, sulle misure legislative da proporre al prossimo Parlamento, come previsto dalla legge istitutiva della stessa Commissione", ha sottolineato il vicepresidente della bicamerale, Mauro Maria Marino (Pd) al termine dell'ufficio di presidenza. Secondo Marino, "c'è stata una convergenza" su alcune proposte come la revisione del Testo unico finanziaria all'articolo 4 che prevede la collaborazione fra le autorità di vigilanza.

A infiammare i malumori, in piena campagna elettorale, è stata la decisione di Matteo Renzi di candidare Casini a Bologna. Sarà piazzato in un collegio blindato. Il risultato, insomma, è pressoché scontato. Una presa di posizione che ha fatto gradare allo "scadalo" il Carroccio. "Una non notizia, una non sorpresa, almeno per me - commenta Calderoli - un mese fa avevo anticipato che Casini sarebbe stato premiato con un bel collegio blindato per aver mandato a 'tarallucci e vino' il lavoro della commissione d'inchiesta sulle banche di cui era presidente, commissione sulla cui istituzione, tra l'altro, lui stesso aveva espresso voto contrario". Un mese fa Calderoli ne aveva addirittura invocato le dimissioni da presidente. "Non è mai stata una figura 'terza' - spiega ora - ha contrastato la messa all'ordine del giorno di alcune audizioni 'rischiose' e ha assunto di fatto il ruolo di avvocato della difesa delle cause perse". "Avevo ragione io - conclude il leghista - a denunciare che sarebbe stato ringraziato dal Pd con una candidatura sicura e un mese dopo i fatti mi danno ragione".

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