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Il bangla-tour a Venezia. "Votate in nome di Allah"

I candidati islamici dem fanno il porta a porta e comizi in lingua straniera. Nel programma elettorale Pd: «Minoranze da tutelare»

Il bangla-tour a Venezia. "Votate in nome di Allah"
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Dopo il video diventato virale in cui i candidati islamici del Pd a Venezia fanno "lezioni" ai loro seguaci su come sbarrare il simbolo dem sulla scheda elettorale, ecco che arriva anche la sfilata. Sono ben sette le persone di fede musulmana candidate alle amministrative, per cui si voterà il 24 e 25 maggio. Mentre passeggiano per le strade della città indossando magliette con su scritto "la forza di cambiare", tengono un discorso che abbiamo dovuto necessariamente far tradurre, perché non era in lingua nostrana. A quali elettori si rivolgono, quindi? Difficilmente agli italiani. "Cerco di raggiungervi per chiedere il vostro sostegno e le vostre preghiere", è una delle frasi di Ali Hossain. "Io sono Hossain, vi chiedo di pregare per me. Vi invito tutti a votare per Ali Hossain e a sostenerlo con le vostre preghiere", poi aggiunge che allo stesso tempo si può votare anche per gli altri che sono nella stessa lista.

E annunciano il metodo porta a porta: "Stiamo cercando di passare casa per casa. Se non siamo ancora riusciti a raggiungervi, scrivetelo nei commenti e, se Dio vuole, verremo da voi. E se pensate di volerci bene e di stare al nostro fianco, vi chiediamo di condividere le nostre informazioni con tutti gli altri". Non una menzione su ciò che avrebbero intenzione di realizzare per la città, ma soprattutto per i cittadini di Venezia che hanno certamente altre priorità rispetto a proposte come il cimitero islamico avanzata da uno di loro. Ma c'era da aspettarsi che una comunità così numerosa (sono circa 30mila i musulmani, di cui la metà bengalesi) non restasse in silenzio. E avremmo dovuto capire le intenzioni del gruppo da quando sono spuntati i loro volantini che invitavano al voto "in nome di Allah".

Scorgendo il programma che compare sul sito di Andra Martella, il candidato sindaco del Pd sostenuto da tutto il campo largo, però, si poteva intuire qualcosa laddove propone un "approccio integrato e originale al tema della sicurezza dei cittadini, promuovendo politiche attive che rappresentino la vera alternativa al modello securitario della destra, ad esempio attraverso interventi di riqualificazione urbana, azioni attive per il recupero e la prevenzione dei soggetti disagiati che sono o rischiano di entrare nel mercato criminale, progetti di inclusione socio-culturale per raffreddare le paure".

O quando spiega il suo progetto, che è "di radicale cambiamento delle politiche fin qui perseguite dall'amministrazione uscente, si riconosce nei valori della Costituzione italiana (democrazia, solidarietà, antifascismo, lavoro, pace, diritti individuali, libertà di culto, tutela delle minoranze, libertà della cultura e della ricerca scientifica, tutela del patrimonio storico, equità generazionale e di genere, sostenibilità ambientale, laicità) e dell'Unione europea (dignità umana, libertà, uguaglianza sociale, stato di diritto, parità di genere, inclusività per la comunità LGBT, diritti umani), con l'impegno a costruire relazioni nazionali e internazionali per consolidare tali valori". Queste sono le ore degli appelli finali. Kamrul Syed, il portavoce della comunità bengalese, candidato in Consiglio comunale, è diretto: "Voglio - scrive nella sua lingua via social - che la nostra seconda e terza generazione guidi la società a testa alta, sia orgoglioso della propria identità e crei un futuro migliore domani". Ma il bengalese è stata paradossalmente, trattandosi di una città Italiana, la lingua madre di questa tornata elettorale: interi spot e incontri fatti rigorosamente in lingua straniera perché è evidente che il target da intercettare fosse lo straniero musulmano che altrimenti non si sarebbe recato alle urne e che, così, ha trovato qualcuno in cui potersi identificare.

Il candidato del centrodestra, il civico Simone Venturini, attacca: "Il centrosinistra ha cercato voti attraverso accordi mai resi pubblici, con comunità chiuse e autoreferenziali. Ha inserito questi candidati in lista e ora li nasconde alla stampa".

Il tema, per Venturini, è anche il diritto dei veneziani di conoscere la reale adesione di queste persone alle istituzioni. E si chiede "se sono in grado di rappresentare tutta la città, e non solo la propria comunità di appartenenza". Domande a cui intanto, in maniera indiretta, potranno rispondere gli elettori chiamati al voto.

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