Basilicata selvaggia Quel «coast to coast» dal cinema alla realtà

Dal Redentore di Maratea allo Ionio, tra terre di petrolio, paesi fantasma e magica solitudine

Basilicata selvaggia Quel «coast to coast» dal cinema alla realtà

Le prime braccia che accolgono sono quelle del Redentore. Si dice che questa statua sia la seconda più alta d'Italia dopo il Colosso di San Carlo Borromeo di Arona, otto metri più piccolo del Cristo di Rio de Janeiro. Dalla prima ascesa il colpo d'occhio sul Tirreno e sulle colline scure che degradano è la prima forte impronta di un cammino quasi sconosciuto, che si inerpica, si addentra e sopravvive nella aspra, calda e verdissima Basilicata.

Il «Basilicata coast to coast» fu reso celebre da un film del 2010 in cui Rocco Papaleo attraversava la sua regione a piedi con un manipolo di amici per esibirsi in concerto a Scanzano Jonico. Due anni dopo l'itinerario fu tracciato da Riccardo Carnovalini, uno dei più esperti e appassionati camminatori italiani, che lo mise a disposizione di tutti attraverso un portale lucano. Ma a differenza di altri cammini più blasonati, su cui sono state scritte guide e che sono stati abbinati a vite di Santi o illustri poeti, il «Basilicata coast to coast» non è stato adottato da nessuno, a livello istituzionale. Poco valorizzato, poco reclamizzato, eppure stupefacente, questo cammino garantisce una solitudine praticamente assoluta.

Bisogna dimenticare le folle di Santiago e le allegre compagnie della via Francigena, cartelli fitti e frecce che indicano la direzione. Qui si cammina nella valle del petrolio e su porzioni di tratturi tra paesaggi lunari e greti di fiumi, borghi fantasma, sentieri che qualche volta vanno puliti di persona. Si arriva al cuore di una Regione dalla densità abitativa più bassa d'Italia dopo la Valle d'Aosta, si conoscono paesi di confino e di leggende, lungo contraddizioni infinite: la terra che custodisce nel suo ventre le quantità più importanti di greggio della penisola è anche quella dove i collegamenti pubblici sono più evanescenti. Spostarsi da Maratea a Policoro, da mare a mare, comporta una serie di cambi da treno e bus e viceversa che può richiedere un'intera giornata. Vale la pena allora conoscere i due volti della Basilicata, dalla costa tirrenica a quella ionica, a piedi, partendo proprio dai vicoli di Maratea e dal Cristo bianco che la sorveglia, sulla sommità del Monte San Biagio: nove tappe per circa duecento chilometri, con il consiglio di dimezzarne qualcuna pernottando in agriturismo, perché in due casi, secondo la tracciatura originaria, si supererebbero i trenta chilometri. E per chi non vuole chiudere il cammino nel mare, l'alternativa più affascinante è quella di deviare, alla penultima tappa, per Matera.

È un viaggio da preparare mentalmente, studiando le carte, e anche con soluzioni pratiche, giorno dopo giorno, munendosi di adeguate scorte d'acqua, perché la Basilicata è una terra insidiosa e infuocata, dove quando il sole batte lo fa con furore. Ricambia però con un repertorio di paesaggi sterminati e sorprendenti e una bellezza, di luoghi, tradizioni, costumi, incontaminata. Il cammino punta verso nord per poi snodarsi in una linea ovest-est sostanzialmente orizzontale, fino a scendere verso il mare opposto, lo Ionio.

Dopo la costa di Maratea, dall'altopiano di Trecchina, antica roccaforte longobarda, paese famoso per un pane prodigioso che rimane morbido per più di sette giorni, si raggiunge Lauria, dove si festeggiano un numero eccezionale di santi, tra vette fino a duemila metri e costellazioni di torrenti. Si prosegue poi per Moliterno e per Tramutola, dove sin dall'antichità si narrava di sorgenti di acqua nera, dall'odore di zolfo e dalle proprietà miracolose. Siamo in Val d'Agri, boschi e pascoli smeraldini, regno del petrolio, dove si trova il giacimento più grande d'Europa, il centro Olio dell'Eni: qui viene convogliato il greggio estratto da 24 pozzi. Chi cammina non si accorge del lavorio che avviene nel sottosuolo, anche se il petrolio entra spesso nei discorsi perché dà lavoro, ma, si ripete, fa ammalare - di chi vive la valle. E non lontano da Tramutola si trova una sorgente, nascosta dalla vegetazione, dove l'acqua fuoriesce verdastra. È uno dei misteriosi affioramenti descritti dagli antichi racconti. Un campione di quest'acqua fu portato all'Esposizione universale di Parigi del 1878. L'Eni è presente nel territorio di Viggiano dal 2001, e così in questa zona sono aumentati i bed and breakfast, dove capita di incontrare ingegneri che prendono stanza dal lunedì al venerdì, sotto il suono delle campane e tra i profumi delle tagliatelle con i fagioli e dei peperoni cruschi, lasciati essiccare dopo essere stati legati in collane.

Viggiano è la tappa successiva, con il suo culto della Madonna nera, salvata dalla distruzione dell'antica Grumentum per mano dei Saraceni e nascosta sul monte che sovrasta il borgo. Fu ritrovata da alcuni pastori grazie a strani bagliori nella boscaglia. Riportata in paese, dove è stato eretto un santuario, viene spostata sul monte e poi fatta ridiscendere a Viggiano a maggio e a settembre, quando accorrono decine di migliaia di pellegrini da tutta la Val d'Agri. Nera come il petrolio, la Madonna di Viggiano viene contesa per il trasporto a spalla su e giù dalla vetta dagli uomini più robusti, tra melodie di organetti.

Da Corleto Perticara il panorama si trasforma: una straordinaria geometria di calanchi circonda Aliano, il paese del confino di Carlo Levi. Siamo nell'esilio del Cristo si è fermato a Eboli, e questo isolamento, soprattutto a livello viario, permane ancora oggi, rendendo Aliano un simbolo e ancora più preziosa. Dai profili di argilla bianca si raggiunge, attraverso un tratturo, il borgo deserto di Craco, abbandonato negli anni Sessanta dagli abitanti a seguito di una frana, case invase dalla vegetazione dove impera il silenzio, da cui si continuano a vedere le onde morbide dei calanchi. Da Craco si può deviare per Matera, oppure raggiungere il mare attraverso Tursi, campo di battaglia tra i romani e Pirro, re dell'Epiro. La costa è vicina: si raggiunge finalmente l' altro mare di Policoro e Scanzano Jonico, unico affaccio costiero della Basilicata a est, più addomesticato della costa opposta e ormai lontano dall'entroterra magico dove, come scriveva Levi, nessun muro separa il mondo umano da quello animale e da quello degli spiriti, «né le fronde degli alberi visibili dalle oscure radici sotterranee».

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