"Basta con queste inutili sfilate. Serve un anno bianco delle tasse"

Il presidente di Confimprese Italia: "Chiusa un'azienda su quattro"

"Basta con queste inutili sfilate. Serve un anno bianco delle tasse"

«Non andrò agli Stati Generali. Non mi presto a inutili passerelle in un momento in cui le aziende non riaprono per mancanza di liquidità e i dipendenti non ricevono la cassa integrazione. È arrivato il momento dei fatti concreti, basta parole» afferma Guido D'Amico, presidente di Confimprese Italia, confederazione che rappresenta 80mila aziende tra micro, piccole e medie imprese, ovvero il 96,6% delle attività che compongono il tessuto economico italiano.

Perché ha maturato la decisione di non partecipare agli Stati Generali?

«Mi sono confrontato a livello territoriale e, insieme, abbiamo deciso che preferiamo non dare la percezione di condividere una visione sulla ripresa, quando con noi a tutt'oggi non è stato condiviso alcunché. Su cosa dovremmo confrontarci? Su quali proposte visto che non c'è stato alcun lavoro preliminare con le parti sociali e, ad oggi, manca un ordine del giorno? Ma poi, in questo momento, in cui la linea del fronte è solo arretrata, riteniamo che continuare a interrogarsi sul futuro sia relativamente inutile. Sono mesi che ascoltiamo conferenze stampa, proclami e promesse ma nessuno dà seguito alle nostre proposte per consentire alle imprese di ripartire e, intanto, le imprese restano chiuse. Questo è il momento dei fatti, delle cure per le aziende moribonde, non delle visioni».

Ritiene che sarebbe opportuno un confronto in Parlamento?

«Certo. Si tratta di tematiche che non possono essere affrontate in una sola giornata di lavori, ma vanno sviscerate in un arco temporale più lungo che consenta le dovute riflessioni».

Lei parlava di aziende che non riescono ad aprire. Quali sono i dati relativi ai vostri associati?

«Il 22% delle aziende che Confimprese Italia rappresenta, non ha aperto mentre un altro 14% ha alzato la saracinesca ma sta lavorando a basso regime, tenendosi quindi pronto a richiudere. Nel turismo poi si assiste a una ecatombe: il 50% delle aziende del settore appartenenti alla Confederazione non ha aperto e chi lo ha fatto sta lavorando sottocosto».

Eppure, i diversi decreti (Dpcm) hanno previsto forme di sostegno alle imprese. Cos'è che non ha funzionato?

«Il nemico di sempre: la burocrazia che attanaglia e rallenta l'economia italiana. È la burocrazia che ostacola l'evasione delle controgaranzie pubbliche per assicurare liquidità alle aziende e che complica, con mille pratiche un linguaggio spesso oscuro, l'accesso ai fondi».

Voi cosa proponete per sostenere la ripresa economica del Paese?

«Oltre alla richiesta dello sblocco dei fondi e una semplificazione a livello procedurale, portiamo avanti tre proposte: la flat tax in due

scaglioni; un anno bianco di esenzione fiscale e, qualora ciò non fosse possibile, una lunga rateizzazione delle imposte a decorrere dal 2021 e un giubileo fiscale di pacificazione dei rapporti tra Stato, cittadini e imprese».

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