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"Le battaglie di piazza? Una guerra pianificata, è terrorismo da fermare"

L'ex prefetto Achille Serra: "Sono preoccupato per la sicurezza dell'evento"

"Le battaglie di piazza? Una guerra pianificata, è terrorismo da fermare"
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Prefetto Serra, lei era il capo della Digos a Milano durante i Mondiali di Italia 90. Dopodomani a Milano cominciano le Olimpiadi. Se fosse ancora al suo posto sarebbe preoccupato per la sicurezza della città?

"Sarei preoccupato. E molto più di quanto lo ero allora. Nel 1990 la violenza di piazza andava scemando. Oggi invece siamo di fronte a un'emergenza che fa impallidire anche le peggiori battaglie di piazza degli anni Settanta e Ottanta. Io li ho vissuti in piazza, quegli anni, a gestire l'ordine pubblico. Ne ho viste di tutti i colori. Ma nulla di paragonabile a quanto sta accadendo ora. Non è più un fenomeno di violenza politica. È un fenomeno criminale, è terrorismo".

Achille Serra, 85 anni agilmente portati, è un poliziotto di lungo corso. Ha chiuso la sua carriera come prefetto di Firenze e poi di Roma. E davanti alle immagini dei pestaggi di Torino sceglie di non misurare le parole.

Terrorismo è una definizione forte.

"È la stessa definizione che ho usato rispondendo a Lilli Gruber lunedì sera. E da stamattina incontro solo gente che mi dà ragione. Certo, è un modus operandi diverso da quello delle Br ma è la medesima violenza, una violenza che in 40 anni non ho mai visto. Agenti presi a martellate in dieci contro uno, la violenza per la violenza. Questa è una forma di terrorismo che bisogna fermare immediatamente perchè non ci battano in contropiede un'altra volta".

Ma un conto sono i gruppi armati come le Br, un altro conto i cortei violenti.

"Ricordiamoci che proprio dai cortei violenti dell'Autonomia numerosi militanti passarono poi alla lotta armata. È questo lo scenario che io temo possa ripetersi se non interveniamo per tempo. Anche perché a mettere in pratica le violenze di oggi non sono cani sciolti, dietro ci vedo un'organizzazione precisa, con componenti straniere, vertici. È una guerra pianificata, organizzata nei minimi dettagli anche dal punto di vista militare. Dobbiamo sconfiggerli".

Eppure lei era considerato un uomo del dialogo.

"Ma come fai a dialogare con i terroristi? Io ho dialogato con estremisti di ogni genere, perchè era l'insegnamento che avevo ricevuto da Luigi Calabresi. Così sgomberammo il Leoncavallo senza che nessuno si facesse male, così a Firenze un anno dopo il G8 di Genova il Social forum si chiuse senza scontri. Ma a chi cerca la violenza per la violenza, cosa dici? L'unica risposta possibile è la compattezza dello Stato in tutte le sue forme: la politica, le forze di polizia, e anche la magistratura".

La magistratura è troppo indulgente?

"Lo ha detto lei. Io ricordo solo che a Milano uno degli arrestati per i violenti scontri alla Stazione Centrale è stato scarcerato quasi immediatamente".

A sinistra dicono che ai violenti di Torino è stata lasciata mano libera apposta, per giustificare la stretta repressiva.

"Una cazzata colossale. Mai, da ministri nè di sinistra nè di destra, mi è stato detto: lasciagli spaccare tutto così poi facciamo un bel decreto. La verità è che l'ordine pubblico per un poliziotto è il lavoro più difficile che esista, con trecento scalmanati pronti a tutto come ti rapporti? L'unica strada, quando il dialogo è impossibile, è la repressione, che ha bisogno di due cose: la compattezza dello Stato e le leggi adeguate. Altrimenti prima o poi, da una parte o dall'altra, ci scappa il morto".

Quali strumenti?

"Consentire l'arresto fuori flagranza sarebbe importante.

Si parla anche di introdurre il fermo preventivo.

"Bella idea ma poco efficace. Se uno ha in mente di venire a Roma tra dieci giorni a scatenare la guerra, non è che oggi si fa trovare in casa".

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